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Via d’uscita: acquisti massicci della Bce

di Alessandro Merli

Per la maggior parte degli operatori sui mercati finanziari e degli economisti, l'unica strada che rimane percorribile per il salvataggio dell'eurozona è l'intervento su larga scala della Banca centrale europea. «Siamo in una situazione di contagio – ha detto ieri il capo economista dell'Ocse, Pier Carlo Padoan – e l'unica istituzione che può fermarlo oggi è la Bce». La consapevolezza di un possibile collasso dell'unione monetaria è chiara al presidente della Bce, Mario Draghi e ai suoi colleghi, ma il timing di un intervento è ancora incerto e dipenderà da diverse condizioni, prima delle quali l'azione dei Governi.

Le opzioni per la Bce sono due: acquisti su larga scala di titoli dei Paesi in difficoltà, in base al programma Smp rilanciato l'estate scorsa ma utilizzato finora solo per piccole quantità, e l'annuncio di un tetto ai rendimenti dei titoli di alcuni Paesi. Entrambe queste scelte contravverrebbero al mandato della stabilità dei prezzi e al divieto di monetizzare il debito dei membri dell'Eurozona, secondo l'interpretazione più ortodossa prevalente finora. Tuttavia, alcune opinioni legali ritengono che lo statuto della Banca non proibisca acquisti più massicci o un target per i rendimenti dei titoli di Stato. La scelta della motivazione potrebbe essere decisiva: se la Bce vedesse minacciato il suo obiettivo, che significa evitare una deflazione, oltre che un aumento dell'inflazione, potrebbe agire più vigorosamente.

I dati diffusi ieri sugli acquisti di titoli della scorsa settimana, per 8,6 miliardi di euro (che portano il totale degli interventi a 203,5 miliardi), indicano una Bce che si limita a operare ai margini e senza alcun effetto sui rendimenti, che hanno infatti continuato a crescere. Sono lontani sia i 22 miliardi della prima settimana dopo la ripresa degli acquisti in agosto, sia le cifre che secondo molti sarebbero necessarie per avere un impatto significativo. Sempre ieri, però, la Bce ha anche pubblicato le cifre sulla crescita della massa monetaria M3, in forte rallentamento, che prefigurano uno scenario di stretta creditizia.

Nell'immediato, e nell'attesa dell'azione dei Governi che difficilmente arriverà prima del vertice europeo del 9 dicembre, la Bce si muoverà presumibilmente su tre fronti. Gli annunci sono attesi proprio alla vigilia dell'incontro europeo, l'8, quando si riunirà il consiglio a Francoforte. Anzitutto, i tassi d'interesse verranno tagliati ancora, dopo la riduzione a sorpresa di novembre, e forse di più dei 25 punti base che i mercati attendevano finora. Un taglio più sostanzioso porterebbe la Bce sotto la soglia dell'1% finora considerata un tabù. Se questo non avvenisse a dicembre, le attese sono che venga fatto entro il primo trimestre 2012. Il tasso con cui la Bce remunera i depositi delle banche potrebbe scendere addirittura a zero.

La seconda mossa sarebbe l'allungamento a due o forse tre anni delle operazioni di finanziamento del sistema bancario. Le difficoltà di raccolta delle banche sono state segnalate dallo stesso Draghi. Nello stesso contesto, potrebbe essere decisa la terza mossa, un allentamento dei requisiti del collaterale che può essere presentato dalle banche alla Bce.

Prestiti della Bce al fondo salva-Stati europeo Efsf, che a questo punto sembra nato morto, sono un'ipotesi più remota, mentre il finanziamento di un trust fund gestito dal Fondo monetario (che poi intervenga a sostegno dei Paesi europei) potrebbe essere realizzato più facilmente dalle banche centrali dei singoli Paesi che non dalla Bce stessa, che non è membro dell'Fmi.
 

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