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Via alle istanze per i 25 mila €

Partono le domande per i prestiti alle micro, piccole e medie imprese, ai lavoratori autonomi, alle partite Iva. Da oggi il portale del fondo di garanzia pmi, gestito dal MedioCredito Centrale (MCC), inizia ad accogliere le richieste di garanzia delle banche sui finanziamenti fino a 25 mila euro; si tratta della misura per il sostegno alla liquidità di piccole attività, esercenti attività d’impresa, artigiani e professionisti, disposta con l’articolo 13, comma 1, lettera m) del decreto legge n. 23 dell’8 aprile 2020. Il via libera è stato comunicato ieri dall’Associazione bancaria italiana (Abi), con una circolare ad hoc (protocollo UCR/000723 Loro del 16/4/2020). Per facilitare il tutto, le richieste alle banche, attraverso l’apposito modulo, potranno essere inviate sia via Posta elettronica certificata (Pec), sia tramite normale e-mail con allegata copia del documento di riconoscimento del soggetto sottoscrittore. Le due modalità sono equivalenti.

Per l’impresa l’incasso del finanziamento sarà immediato; non bisognerà attendere l’ok all’istruttoria. Attenzione, però. Qualora vengano presentate più domande di finanziamento da parte di banche diverse in relazione allo stesso soggetto, il Fondo pmi rilascerà la propria garanzia sulle prime domande presentate «fino a concorrenza dell’importo massimo garantibile». Di più: lo stesso fondo chiederà conto al richiedente se ha già beneficiato di altre sovvenzioni o agevolazioni legate all’emergenza coronavirus.

Le banche in ordine sparso. A fronte di tutto ciò, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, i professionisti si trovano in queste ore ad avere a che fare con richieste anomale da parte di alcuni istituti di credito sul territorio: gli sportelli, per evadere le richieste, pretendono una serie di documentazioni aggiuntive. Tra queste anche un documento/dichiarazione con le esigenze finanziarie dell’impresa o del professionista e una breve descrizione del cash flow atteso. O, in aggiunta, informazioni che supportino ulteriormente la richiesta di finanziamento; informazioni come l’elenco clienti, gli affidamenti totali, un documento valido di regolarità contributiva, lo scadenzario medio dei clienti, ecc. Il tutto va ad aggiungersi alla già prevista documentazione reddituale da esibire: inevitabile perchè l’operazione messa in campo dal decreto liquidità, va ricordato, prevede il rilascio di una garanzia pubblica pari al 100%, su nuovi finanziamenti erogati dalle banche; ombrello che potrà avere durata massima di 6 anni (con preammortamento minimo di 24 mesi), arrivare al massimo a 25 mila euro e, comunque, non potrà essere superiore al 25% dei ricavi del beneficiario.

Le sole pezze giustificative chieste dall’Abi. Per stimare quest’ultimo valore, l’Abi ribadisce alle banche che: «l’ammontare dei ricavi del richiedente si desume dall’ultimo bilancio depositato o dall’ultima dichiarazione fiscale presentata alla data della domanda di garanzia»; mentre «per i soggetti beneficiari costituiti dopo il primo gennaio 2019 è necessario presentare un’autocertificazione, ai sensi dell’art. 47 del dpr 28/12/2002, n. 455, o idonea documentazione (quale ad esempio la dichiarazione annuale Iva) comprovante l’ammontare di tali ricavi». Il resto è un di più.

Come facilitare la domanda. L’Abi suggerisce alle banche associate di costituire, all’interno del proprio sito web, una sezione dedicata alla misura, contenente le informazioni e la modulistica necessaria per la presentazione delle istanze di finanziamento, nonché le istruzioni su come inoltrare queste domande via web, per evitare il più possibile che i beneficiari si rechino fisicamente in filiale.

I moduli da usare e cosa scrivere. Nella circolare, l’associazione guidata da Antonio Patuelli ricorda che per chiedere il finanziamento bancario garantito dal fondo pmi occorre inviare alla propria banca:

– il modulo di richiesta del finanziamento messo a disposizione dalla banca sul sito;

– e il modulo di richiesta della copertura del fondo pmi, disponibile sul sito www.fondidigaranzia.it, nella sezione modulistica (allegato 4-bis). Nella compilazione di quest’ultimo va indicata la finalità per la quale è chiesto il finanziamento (es. acquisto scorte, fido a breve per anticipo fatture, o semplicemente «liquidità»).

L’indicazione delle sovvenzioni incassate. Attenzione a riguardo; l’Abi specifica che nella compilazione del modulo di garanzia (al punto 17 della scheda 1 dello stesso formulario), viene richiesta un’attestazione da parte dell’impresa di eventuali agevolazioni di cui ha già beneficiato; si tratta, testualmente, di «sovvenzioni dirette, anticipi rimborsabili o agevolazioni fiscali» attivati in Italia «nell’ambito del quadro temporaneo per le misure di aiuto di stato a sostegno dell’economia per l’emergenza Covid-19». In sostanza, sono le sovvenzioni erogate nel quadro temporaneo sugli aiuti di stato, definito dalla comunicazione Ue della commissione del 19/3/2020; questi incentivi vanno indicati nella domanda di garanzia solo se il richiedente è già in possesso del provvedimento con cui gli è stato riconosciuto l’aiuto. Non vanno, quindi, indicati gli incentivi per cui è stata solo presentata domanda. E non devono essere indicate neppure le agevolazioni relative ad altre garanzie ottenute dal richiedente tramite Fondo pmi.

Erogazione immediata. Una volta che la banca avrà acquisito i documenti, potrà procedere a inserire tutte le informazioni sul portale del Fondo di garanzia pmi; quest’ultimo darà riscontro della presa in carico della pratica. A quel punto, spiega l’Abi: «La banca può procedere all’erogazione del finanziamento senza attendere l’ammissione della domanda al fondo di garanzia pmi». L’impresa, invece, potrà accedere al portale del Fondo per visualizzare lo stato di lavorazione delle sue richieste di garanzia «ed evadere», scrive l’Abi, «in una fase successiva, eventuali adempimenti a proprio carico, a seguito di controlli documentali e/o di escussioni della garanzia».

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