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Via al lancio dei Monti-bond

Banca Mps emetterà 3,9 miliardi di Monti bond la prossima settimana. E il ministero dell’Economia li sottoscriverà, come negli accordi. Arriva così ai blocchi di partenza una delle operazioni di rafforzamento patrimoniale del sistema creditizio più dibattute e complesse (almeno per i tempi di definizione che ha richiesto), potenzialmente in grado di trasformarsi nella nazionalizzazione del terzo gruppo bancario del Paese.
È la scommessa ingaggiata dai nuovi vertici di Rocca Salimbeni: attuare il piano industriale, tornare a produrre reddito e rimborsare lo Stato (che sui Monti bond percepisce un interesse del 9% iniziale, destinato a salire fino al 15%); oppure trasformare le obbligazioni in mano allo Stato in azioni ordinarie Montepaschi, che tornerebbe alla situazione pre-Fondazione, cioè fino al 1995, quando la banca era ancora un istituto di diritto pubblico e le nomine venivano decise a Roma.
Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, rispettivamente presidente e amministratore delegato, stanno combattendo una battaglia non facile, in un clima fortemente stressato dalle notizie che circolano sulle inchieste della magistratura mirate a far luce sulla passata gestione (acquisto di Antonveneta, contratti derivati, prestito fresh del 2008, dirigenti infedeli), con la pressione tipica dei periodi elettorali e la Borsa che reagisce in modo nervoso alle vicende nazionali, oltre che a quelle senesi. Piazza Affari, ieri, ha chiuso in frenata e il titolo Mps si è deprezzato del 4,83% a 0,22 euro (in linea con il comparto bancario).
I due manager, però, continuano a esprimere fiducia. «Il deprezzamento in Borsa è sintomo del fatto che ancora il mercato non crede al miglioramento dei fondamentali, implicito nel piano industriale», ha detto Viola parlando a Radio24. «Il mercato da tempo attribuisce a Mps uno sconto molto forte e molto più elevato rispetto ai competitor sul patrimonio netto – ha aggiunto -. È indubbio che le ultime vicende hanno avuto un effetto sull’andamento del titolo: ma dal punto di vista gestionale, la banca sta continuando a operare in modo assolutamente regolare, grazie all’impegno di tutti a cominciare dai dipendenti che sono quotidianamente messi alla prova e stanno dimostrando grande attaccamento professionalità».
In una lettera inviata al presidente della Repubblica, i segretari generali di Fabi e Fiba-Cisl, Lando Maria Silleoni e Giuseppe Gallo, ringraziano Giorgio Napolitano per l’intervento dei giorni scorsi (sul Sole 24 Ore) perchè non si verifichino cortocircuiti mediatico-giudiziari e chiedono «regole più chiare per il mercato dei derivati speculativi che, dall’inizio della crisi finanziaria del 2007, continuano a scatenare instabilità e devastazione sociale».
I due sindacalisti, le cui organizzazioni hanno siglato l’accordo con Banca Mps per attuare il piano industriale, esprimono la convinzione che il rilancio sia possibile.
Di derivati si occuperà il consiglio d’amministrazione della banca in programma domani a Rocca Salimbeni. Profumo e Viola devono riferire la situazione sui vari contratti Santorini, Alexandria e Nota Italia, oltre che sul fresh da un miliardo del 2008, servito a finanziare in parte l’acquisto di Antonveneta. E finito nel mirino dei magistrati, come tutte le mosse collegate a quella disastrosa operazione.

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