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Via al fondo per il made in Italy

Al via il fondo FSI Mid-Market Growth Equity Fund per alimentare la crescita delle imprese del «Made in Italy». Dotazione iniziale di 1 mld di euro, ma l’obiettivo è raggiungere i 2 mld di euro. Due le tipologie delle aziende su cui il fondo investirà: le imprese di servizi industriali e servizi con un reddito minimo di 100 mln di euro e le aziende eccellenti del «Made in Italy». Questo è quanto si legge nella nota tecnica di Cassa depositi e prestiti sulla nascita del nuovo fondo per il sostegno delle imprese leader del made in Italy. Caratteristica principale del nuovo strumento è la vocazione ad attrarre capitali internazionali: accanto a Cassa depositi e prestiti, nel ruolo di anchor investor, figurano infatti come sottoscrittori alcuni principali fondi sovrani di Medio Oriente, Estremo Oriente e Asia Centrale, società di assicurazione e banche europee, fondazioni e asset manager. Gli investitori esteri rappresentano il 60% del totale. Il fondo si colloca tra i principali strumenti d’investimento europei focalizzati su un singolo paese, con una marcata vocazione ad attrarre capitali internazionali. Gli investitori esteri rappresentano, nel primo closing, il 60% del totale. Il fondo investirà in partnership con imprenditori, famiglie e manager per la crescita dimensionale delle aziende target, facilitando i processi di successione e favorendo il loro percorso di quotazione in Borsa. Gli investimenti saranno principalmente di minoranza e con limitato ricorso alla leva finanziaria.

Tipologia di imprese finanziabili. Il fondo finanzierà le aziende italiane di media dimensione con un fatturato tra 100 milioni di euro e 1 miliardo euro, spina dorsale del sistema industriale nazionale e segmento produttivo fra i più dinamici al mondo. Ogni investimento sarà compreso fra 50 milioni di euro e 250 milioni di euro e le singole operazioni saranno mirate a internazionalizzare l’azienda italiana interessata e alla sua quotazione in borsa. Il fondo non investirà in società in stato di crisi, attività immobiliari, infrastrutture greenfield, banche e assicurazioni. Le finalità del fondo saranno la crescita dimensionale e il consolidamento del settore del made in Italy, lo sviluppo internazionale, la successione delle imprese familiari e l’accesso ai mercati finanziari e alle offerte pubbliche iniziali.

Possibile istituzione di un «segno distintivo per il Made in Italy». Ricordiamo che il MiSe (insieme alla associazioni del mondo produttivo) è di nuovo al lavoro sulla possibile istituzione di un «segno distintivo per il Made in Italy sui mercati esteri» per la protezione dell’agroalimentare passando per i gioielli fino alla moda. Le qualità e le caratteristiche dei prodotti italiani sono sempre più apprezzate dai consumatori di tutto il mondo. Di conseguenza, è cresciuta via via negli anni un’economia parallela che, sottraendo quote di mercato ai prodotti originali, provoca rilevanti danni alle aziende del nostro paese. Tale fenomeno, conosciuto come Italian Sounding, si manifesta con l’utilizzo di denominazioni, riferimenti, immagini e segni che evocano l’Italia per promuovere la commercializzazione di prodotti affatto riconducibili al nostro paese. Le aziende estere che utilizzano impropriamente tali messaggi distintivi e promozionali, inducono il consumatore ad attribuire ai loro prodotti caratteristiche che in realtà non posseggono, concorrendo slealmente nel mercato e acquisendo un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza, non solo italiana. Il contrassegno distintivo dei «prodotti Made in Italy», che avrà come base giuridica l’articolo 60 del codice doganale dell’Unione (regolamento Ue n. 952/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 ottobre 2013 e successive modifiche), dovrebbe applicarsi esclusivamente sulle merci esportate al di fuori dell’Unione europea. Stabilisce infatti l’articolo 60 del codice doganale dell’unione europea che «le merci interamente ottenute in un unico paese o territorio sono considerate originarie di tale paese o territorio. Le merci alla cui produzione contribuiscono due o più paesi o territori sono considerate originarie del paese o territorio in cui hanno subito l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale ed economicamente giustificata, effettuata presso un’impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo o abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione». Se nella dichiarazione in dogana è indicata un’origine ai sensi della normativa doganale, le autorità doganali possono richiedere al dichiarante di provare l’origine delle merci.

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