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Via al deficit da 40 miliardi Debito ancora in crescita

Le trattative sui numeri del nuovo scostamento e del Def che lo fotografa sono proseguite per tutta la giornata di ieri, dopo il primo giro di tavolo nel consiglio dei ministri della mattinata. Ma nonostante le tensioni il quadro è praticamente definito, e la strada appare libera per l’approvazione dei due documenti attesa oggi alle 14.30 a Palazzo Chigi. Il calendario rimane stretto e prevede scostamento e Def in Aula alle Camere giovedì 22 aprile, e un consiglio dei ministri la prossima settimana sul Recovery Plan che sarà oggetto di un’informativa di Draghi al Parlamento il 26 e 27 aprile.

L’iniezione di deficit si attesta ai 40 miliardi anticipati nei giorni scorsi. Soprattutto da destra sono continuate le spinte per salire ancora, verso quota 50 miliardi, ma l’argine costruito fra la presidenza del consiglio e il Mef non cede. A motivare la resistenza di Draghi e Franco sono in particolare tre fattori: nelle intenzioni del governo il nuovo scostamento è l’ultimo della serie prima della ripartenza, ma l’anno è lungo e la stessa idea aveva accompagnato il deficit da 32 miliardi a gennaio. Aumentare ulteriormente il disavanzo, poi, porterebbe il deficit extra del 2021 già sopra i 75 miliardi autorizzati a questa altezza di tempo l’anno scorso, con l’economia in caduta libera e il lockdown duro in corso. In parallelo corre lo scostamento da 30 miliardi per finanziare le misure escluse dal Pnrr definitivo, che però viaggia su un orizzonte pluriennale, almeno fino al 2026, e troverà le cifre più alte fra tre-quattro anni.

Con i 40 miliardi in arrivo, il deficit di quest’anno si fermerà quindi poco sotto l’11% (come anticipato sul Sole 24 Ore di ieri), senza però superare quella soglia. Con un disavanzo del genere, nettamente superiore al 9,5% con cui si è chiuso il 2020, viene rimandato ancora l’avvio della discesa del debito pubblico, destinato quest’anno a rimanere nell’orbita del 158-160% del Pil. Anche perché la spinta del rimbalzo post crisi viene attenuata dalla frenata del primo trimestre: con la ripresa attesa dal secondo, la crescita tendenziale 2021 dovrebbe attestarsi al 4,1%, salvo ritocchi dell’ultima ora, mentre quella programmatica risalirebbe verso il 5% per l’effetto espansivo delle misure in arrivo.

Il nuovo scostamento che oggi attende il via libera governativo serve infatti prima di tutto a finanziare il prossimo decreto anticrisi, che sarà intitolato alle «imprese» ma poggerà sul pilastro centrale del bis dei sostegni. Il cuore del confronto fra i partiti sulle cifre, che ha prodotto l’atteso slittamento a oggi del via libera, si concentra proprio sulla forza da imprimere al nuovo giro di aiuti a partite Iva e imprese. A questo obiettivo dovrebbero essere dedicati 20 miliardi abbondanti. In pista c’è una replica del meccanismo attivato dal decreto di marzo, che permetterebbe di ridurre al minimo i tempi di attesa per i contributi. I parametri legati al fatturato alimentano però più di un dubbio nella stessa maggioranza. Il problema, evidenziato bene dall’Ufficio parlamentare di bilancio la settimana scorsa, è che la misura vera della difficoltà economica di ogni impresa è data dal margine operativo lordo più che dalla sola perdita di fatturato. In linea con queste considerazioni ieri il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti ha ipotizzato un meccanismo in due tempi: un nuovo acconto misurato sul fatturato, e un saldo basato sugli indicatori di redditività, che però dovrebbe aspettare l’approvazione dei bilanci peraltro prorogati dalle norme sull’emergenza.

Nel menù ci sono poi nuovi aiuti su affitti, Imu del turismo e occupazione suolo pubblico (esenzione fino a fine anno), i 6,7 miliardi per finanziare Transizione 4.0, lo stop selettivo (cioè riservato a chi è in crisi) di una serie di scadenze fiscali e le misure per la liquidità delle imprese, con la proroga delle moratorie e il rinvio dell’entrata in vigore del Codice della crisi.

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