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Via al decreto, bonus assunzioni Mutui agevolati per i giovani

A Mario Draghi non piace chiamarlo decreto «Sostegni bis». Il premier preferisce parlare di un decreto legge «per le imprese, il lavoro, i giovani, la sanità, il territorio». È quello approvato ieri dal consiglio dei ministri, che distribuisce altri 40 miliardi di aiuti all’economia. Ma, afferma Draghi, «è un decreto in parte diverso dai precedenti, perché guarda al futuro, a un Paese che riapre», dove però il governo si impegna ancora «a non lasciare indietro nessuno». Il presidente del consiglio è fiducioso, tanto che si aspetta un rimbalzo del prodotto interno lordo che porterà a rivedere al rialzo le stime di crescita per quest’anno (+ 4,5% secondo il Def dello scorso aprile). E Draghi si augura che, «se la situazione pandemica continua a migliorare, non ci sia bisogno di altri decreti di questo tipo quest’anno. Del resto, il miglior sostegno è la riapertura». Ma, aggiunge, anche se ci sarà un rimbalzo del Pil, «perché ci sia crescita sostenuta ci sarà bisogno del Pnrr», il Piano di ripresa per utilizzare gli oltre 200 miliardi di risorse Ue. Piano che l’Italia è pronta a mettere in atto con l’approvazione, «entro la prossima settimana», dei decreti sulla governance e sulle semplificazioni.

Draghi è cautamente ottimista anche sul fronte dei prezzi: «C’è un tasso di inflazione che in certi comparti aumenta rapidamente, ma la convinzione degli economisti è che saranno aumenti temporanei, perché vediamo ancora tanta disoccupazione, la domanda bassa e i salari non hanno una dinamica che lasci pensare a provvedimenti correttivi di natura monetaria». L’unico versante sul quale il premier mostra qualche preoccupazione è il lavoro: «I prossimi mesi saranno complessi, anche per lo sblocco dei licenziamenti in alcuni settori. Servirà uno Stato presente». A questo proposito, il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, anche lui in conferenza stampa dopo l’approvazione del decreto, ha detto: «Per le aziende che prendono la cassa integrazione covid entro il mese di giugno ci sarà una proroga al 28 agosto del blocco dei licenziamenti (che altrimenti terminerebbe il 30 giugno, ndr.), mentre le aziende che utilizzano la cassa ordinaria non dovranno pagare le addizionali e però non potranno licenziare mentre utilizzano questa cassa, tra virgolette, gratuita».

La voce principale di spesa del nuovo decreto legge, ha spiegato Draghi, è per le imprese: 17 miliardi per i nuovi contributi a fondo perduto, con l’introduzione, «accanto al fatturato» (perdita di almeno il 30%), «del criterio dell’utile, che però richiede più tempo» perché bisognerà attendere i bilanci, ma potrà far scattare un indennizzo aggiuntivo a fine anno per una parte delle imprese, mentre sono 370 mila le partite Iva in più che dovrebbero accedere ai ristori grazie alla possibilità di estendere al 31 marzo 2021 il periodo di valutazione del calo di fatturato. Sempre alle imprese andranno altri 9 miliardi, in particolare per «aiuti sul credito e sulla liquidità». Quattro miliardi vanno invece «ai lavoratori e alle fasce sociali in difficoltà», con l’introduzione, tra l’altro, del contratto di rioccupazione col bonus assunzione (zero contributi per 6 mesi). Il premier ha anche sottolineato le misure per i giovani, in particolare i sostegni all’acquisto della prima casa, con la garanzia pubblica fino all’80% del mutuo e la cancellazione delle imposte di registro, ipotecarie e catastali. Un passo necessario perché «i giovani hanno bisogno di una casa, di un lavoro sicuro e di un sistema di welfare».

Partite Iva

Circa 370 mila partite Iva in più potranno accedere ai contributi a fondo perduto

Nella stessa conferenza stampa il ministro dell’Economia, Daniele Franco, ha detto che è vicino l’accordo con la commissione europea su Alitalia, aggiungendo che c’è l’interessamento di partner internazionali e che «comunque il brand Alitalia verrà mantenuto».

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