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Via al colosso dei libri Rizzoli a Mondadori per 127,5 milioni

MILANO – Il gigante Mondazzoli prende forma. Le due case editrici di libri più importanti e famose d’Italia, Mondadori e Rizzoli, si uniscono e vanno a formare un gruppo che controlleràoltre il 35% del mercato. In realtà é la società di Segrate, di proprietà della Fininvest e guidata da Ernesto Mauri, che compra dopo oltre sette mesi di trattative la Rcs Libri per un corrispettivo di 127,5 milioni, con tutti i marchi che ha al suo interno, incluso Rizzoli. Nel perimetro oggetto dell’acquisizione c’è anche la Marsilio, che non è interamente di Rcs, mentre non comprende la Adelphi per la quale Roberto Calasso eserciterà l’opzione di riacquisto del 58% oggi in mano a Rcs: «Continuerò a fare quello che ho sempre fatto da più di quarant’anni», ha confidato l’editore. E nel passaggio di proprietà sono contemplate anche le due librerie storiche della Rizzoli, quella in Galleria Vittorio Emanuele a Milano e quella a New York.
L’accordo finale è stato ratificato ieri sera dai consigli di amministrazione di Rcs e Mondadori dopo che nei giorni scorsi le trattative avevano subito un sussulto a causa della mancata definizione del rischio che l’autorità Antitrust possa imporre delle misure di compensazione sul perimetro dell’operazione. Dopo tre giorni di braccio di ferro, in cui Rcs ha detto con forza che non aveva intenzione di accollarsi tale rischio, Mauri ha deciso di procedere lo stesso facendo ricadere l’onere su Segrate ma ottenendo in cambio uno sconto sul prezzo, che inizialmente era fissato intorno a 135 milioni. D’altronde, quello dell’Antitrust sembra un rischio calcolato per Mondadori, nel senso che secondo i suoi calcoli il 35% di quota di mercato nel segmento “Trade” e meno del 25% nell’”Education” non dovrebbero dare adito a particolari provvedimenti da parte dell’Antitrust che possano mettere in discussione l’architettura dell’operazione. Ma non è detto. Gli uomini dell’authority presieduta da Giovanni Pitruzzella potrebbero vederla come gli autori della Bompiani che in una lettera aperta del febbraio scorso lanciavano l’allarme rispetto a una «fusione che darebbe vita a un colosso editoriale che non avrebbe pari in tutta Europa perché dominerebbe il mercato del libro in Italia per il 40 per cento. Un colosso del genere avrebbe enorme potere contrattuale nei confronti degli autori, dominerebbe le librerie, ucciderebbe a poco a poco le piccole case editrici e (risultato marginale ma non del tutto trascurabile) renderebbe ridicolmente prevedibili quelle competizioni che si chiamano premi letterari». Per dare un’idea delle dimensioni, anche se le due società non verranno fuse, la futura Mondazzoli sommerà i 221,6 milioni di ricavi registrati da Rcs Libri nel 2014 ai circa 240 della divisione libri della Mondadori e un Ebitda ante oneri non ricorrenti di 16-17 milioni, con una redditività superiore a quella ottenuta nei periodici. Non a caso Mauri ha fortemente voluto questa acquisizione, anche a costo di pagare un prezzo generoso, proprio per la potenza d’urto che può scaturire dall’unione del primo e del secondo player del mercato. La Rcs, dal canto suo, non aveva molte alternative a disposizione per cercare di risanare una situazione finanziaria piuttosto delicata. Il prezzo scontato risulta comunque superiore alla “fairness opinion” che il cda si è fatto rilasciare da una primaria banca e con l’incasso della vendita della Libri riuscirà a superare i 250 milioni di dismissioni richiesto dalle banche creditrici nell’ultima negoziazione. Anche l’indebitamento scenderà sotto i 440 milioni previsti ma ora il management di via Solferino dovrà cercare di non destinare tutte le risorse incamerate all’abbattimento del debito ma destinarne una parte agli investimenti previsti dal nuovo piano industriale, che ruota intorno allo sviluppo del polo sportivo. Tuttavia se la coperta risulterà ancora corta non si può escludere che il cda Rcs possa chiamare in tutto o in parte l’aumento di capitale da 190 milioni già deliberato dall’assemblea.
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