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Via al braccio di ferro con la Ue 48 ore per la replica del Tesoro

Questa mattina il ministro Pier Carlo Padoan e i tecnici dell’Economia dovrebbero trovare nelle loro caselle mail la lettera di 2 pagine con i rilievi sulla manovra firmata dal vicepresidente della Commissione Ue, il lettone Valdis Dombrovskis, e dal titolare per gli Affari economici, il francese Pierre Moscovici. La missiva, infatti, ieri sera non era ancora partita dagli uffici della Commissione europea, ma i funzionari di Bruxelles contavano di spedirla in nottata, al massimo nelle prime ore della giornata. Ritardi dovuti a problemi tecnici e al fatto che le lettere che verranno spedite ai Paesi le cui finanziarie preoccupano la Commissione dovevano essere armonizzate tra loro. I testi sono stati limati per tutto il pomeriggio di ieri dai capi di gabinetto dei commissari europei, poi sono passati al vaglio del presidente Jean-Claude Juncker e del suo staff. Un processo durante il quale la lettera italiana è stata alleggerita nei toni, con Bruxelles che a fronte degli attacchi ripetuti giunti da Roma non vuole dare adito alle polemiche, interessata piuttosto a trovare un accordo con il governo che permetta di approvare la manovra senza ulteriori scontri.
Il Tesoro risponderà alla richiesta di chiarimenti in tempi brevi, già mercoledì sera, al massimo giovedì mattina, in quanto la missiva europea concederà al governo non più di quarantotto ore per inoltrare le sue controdeduzioni. Così come al resto dei Paesi le cui leggi di bilancio sono state messe nel mirino, tra cui probabilmente Francia, Olanda, Estonia, Belgio, Spagna e Portogallo.
Ieri Matteo Renzi è tornato a minimizzare la situazione, nonostante la tensione tra Roma e Bruxelles stia montando. Ha affermato che i punti messi in discussione dalla Ue toccano «alcune differenze minimali, ma noi abbiamo fatto le cose in regola, l’Italia rispetta totalmente le norme e per questo la manovra non cambia, non mi faccio dire da qualche funzionario di turno che non posso rimettere a posto le scuole». Il premier ha poi ribadito che con la Legge di Bilancio per il 2017 l’Italia avrà «il livello di deficit più basso degli ultimi 10 anni». Tranchant anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano, per il quale a fronte della lettera europea «faremo come hanno fatto gli altri Paesi, ovvero non faremo niente». Per Bruxelles la Legge di Bilancio non è in linea con gli impegni presi dall’Italia lo scorso maggio ed è ampiamente fuori dalle regole europee che solo i governi all’unanimità possono modificare. Chiede cambiamenti, anche lievi, in modo da poter difendere l’eventuale via libera di fronte ai ministri delle Finanze dell’eurozona che avranno l’ultima parola sul testo. Contestato il livello del deficit al 2,3%, ben lontano dal target iniziale dell’1,4, dall’1,8 concordato da Padoan in primavera e al 2,2 negoziato informalmente da Renzi e Juncker a settembre (che già prevedeva 15 miliardi di flessibilità). E ancora, il deficit strutturale (al netto del ciclo e delle una tantum) che anziché scendere sale, con ripercussioni negative sul debito. E poi, troppe coperture con misure una tantum e l’incertezza di una parte delle entrate da contrasto dell’evasione fiscale. In discussione anche le circostanze eccezionali invocate dal governo: per le regole Ue si possono scorporare dal deficit solo la differenza (in eccesso) dei costi sostenuti per i migranti tra 2016 e 2017 e non tutto l’importo, come chiesto da Roma. E poi, stessa sorte per i fondi spesi per la ricostruzione dopo il terremoto e non tutti quelli necessari per il piano nazionale antisismico. Comunque la Commissione non boccerà la manovra il 31 ottobre, come potrebbe, per non interferire nel referendum. Ma se dopo il 4 dicembre non ci sarà accordo, scatteranno bocciatura e procedura di infrazione. Una sorta di commissariamento per il governo.

Alberto D’Argenio

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