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Vettura pulita, la Cina è in testa

L’inquinamento a Pechino, come in altre megalopoli in Cina, è diventato soffocante. E le autorità cinesi hanno deciso di prendere misure radicali per migliorare la qualità dell’aria. Provvedimenti contro i motori diesel e a benzina. Questa nuova politica ambientalista avrà anche il risultato di far emergere i campioni mondiali dell’auto elettrica.

In Cina, l’1% dei veicoli venduti nel 2016 erano elettrici.

Dopo la Francia e il Regno Unito, che hanno annunciato la loro intenzione di eliminare le vetture diesel e a benzina dalle proprie strade entro il 2040, adesso è la Cina a prendere misure così radicali. Ma, poiché, il progetto arriva dal primo mercato mondiale dell’auto la conseguenza potrebbe essere una rivoluzione copernicana per l’insieme di questa industria.

Le autorità cinesi hanno fatto sapere che stanno preparando un calendario per arrivare al divieto di produzione e vendita delle vetture diesel e a benzina, secondo quanto ha riferito Le Figaro. Un progetto titanico, ma evocando questa svolta ambientalista Pechino cerca di ridurre l’inquinamento dell’aria che soffoca il paese ed esaspera la popolazione, oltre che ridurre la propria dipendenza dall’importazione di petrolio.

La questione è anche industriale. Le vetture pulite fanno parte dell’ambizioso piano chiamato «Made in China 2025» che mira a posizionare l’Ex Impero di Mezzo come leader mondiale in numerosi settori del futuro. Grazie alla grandezza del proprio mercato e ai contributi accordati, la Cina pensa che i suoi costruttori possano imporsi come leader mondiali dei veicoli elettrici e dei produttori di batterie, secondo l’associazione dei costruttori europei di automobili (Acea). La sfida dunque si gioca sulle vetture elettriche e i produttori cinesi saranno competititvi rispetto agli stranieri perchè non dovranno recuperare il loro ritardo come è stato per le vetture con i motori termici.

Al momento non sono state ancora fissate date precise. Il regime comunista ha cominciato a osare i propri fondamenti introducendo a giugno uno schema di regolamento per imporre, a partire dal 2018, a tutti i costruttori una quota di vendite di vetture ibride o elettriche che aumenterà con il passare degli anni.

Si profila una sfida immensa per tutti i marchi che dovranno impegnarsi per non essere fatti fuori dal mercato cinese. Volkswagen che ha piazzato 4 milioni di veicoli in Cina l’anno scorso, ha sviluppato una impresa comune per arrivare a vendere 400 mila vetture ibride e elettriche entro il 2020.

L’americana General Motors conta di lanciare almeno una decina di propri veicoli entro il 2020. Quanto al gruppo Renault-Nissan ha sviluppato una joint venture con il cinese Dongfeng per sviluppare modelli di questo tipo destinati al mercato cinese. Il gigante asiatico ha reso attuativi regolamenti che obbligano i costruttori stranieri a trasferire la loro tecnologia elettrica al loro partner locale quale condizione per continuare a operare in Cina. Inoltre, i costruttori esteri dovranno anche utilizzare le batterie prodotte e omologate in Cina. Un cambiamento che rischia di stravolgere anche l’industria locale. Tuttavia, a parte il periodo di transizione nel passaggio all’auto elettrica, che durerà diversi anni, per migliorare davvero la qualità dell’aria la Cina dovrà rivoluzionare la produzione di energia elettrica, che oggi proviene per il 60% ancora dal carbone.

Angelica Ratti

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