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Da Vestager-Padoan altri passi avanti, su Mps nessuna scadenza

Come da previsioni della vigilia, l’incontro fra il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e la commissaria Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager è stato «positivo» e «costruttivo», come spiega il lessico abituale delle fonti comunitarie. Ma non ha sgombrato il campo dalle incognite che ancora circondano le prime prove sul campo delle ricapitalizzazioni precauzionali. Dal canto suo, Padoan ha sottolineato che l’obiettivo è di «minimizzare i tempi» per arrivare alla soluzione del problema, ricordando però che non ci sono scadenze prefissate e segnate in rosso sul calendario.
La pila dei dossier è stata arricchita alla fine della scorsa settimana proprio da Veneto Banca e Popolare di Vicenza, che hanno chiesto ufficialmente l’aiuto del Tesoro sulla ricapitalizzazione. La richiesta non è ancora stata notificata da Roma a Bruxelles, e il confronto con la commissaria alla concorrenza, cioè con chi ha il compito decisivo di tracciare il confine fra il sostegno pubblico consentito in via eccezionale e l’aiuto di Stato vietato dalle regole Ue, è servito allora per preparare il terreno per un’operazione che presenta incognite aggiuntive rispetto a Monte Paschi.
Tutto nasce dai due vincoli di base alla ricapitalizzazione con soldi dei contribuenti, riassunti nel suo carattere «precauzionale» previsto a chiare lettere dalla direttiva Ue sul bail in. Per essere tale, la ricapitalizzazione con l’intervento dello Stato deve riguardare banche “solvibili”, che cioè stanno in piedi da sole ma hanno bisogno di capitale aggiuntivo per raggiungere i livelli chiesti dalla vigilanza anche in caso di scenario economico “avverso”, e non può servire a coprire perdite avvenute o «prevedibili».
Nel caso di Siena, i parametri non sono in discussione, perché Rocca Salimbeni ha superato lo stress test del 2016 nello scenario di base, e quindi il confronto continua a confrontarsi sul fabbisogno effettivo di capitale e quindi sull’assegno che il Tesoro dovrà staccare dopo il burden sharing. Ma lo stesso si può dire delle venete o dell’istituto unico che potrebbe nascere dalla loro eventuale fusione? Dipende.
Le offerte di transazione lanciate agli azionisti servono per ridurre a livelli gestibili i rischi legali, ma rappresentano solo la prima delle tre variabili-chiave. La seconda, cruciale, è legata ai ratios patrimoniali della banca, che permettono di coprire le perdite ma devono mantenersi a livelli adeguati anche dopo questo passaggio che non può essere condotto con soldi pubblici. Sul punto, allora, l’esame decisivo sarà a Francoforte, dove la vigilanza della Bce accenderà il semaforo verde all’eventualità di ricapitalizzazione patrimoniale solo se continuerà a giudicare “solvibile” le banche.
Per il terzo passaggio si tornerà invece a Bruxelles, negli uffici della Vestager, dove andrà definita la possibilità di una ricapitalizzazione precauzionale pubblica affiancata però anche da capitale privato. La partita riguarda infatti anche il Fondo Atlante, che su Veneto e Montebelluna ha già messo 2,5 miliardi nei vecchi aumenti di capitale e altri 938 milioni con l’anticipo di dicembre. Una ricapitalizzazione tutta statale diluirebbe il fondo fino a trasformare i suoi interventi precedenti in una generosa soluzione ponte verso la statalizzazione dei due istituti, e per evitare questa prospettiva i tecnici studiano l’ipotesi di un intervento a braccetto fra Tesoro e Atlante.
Un’ipotesi di questo tipo, che alleggerirebbe il carico per lo Stato, non è stata valutata quando sono state scritte le studiate le regole Ue confluite nella comunicazione sul settore bancario del 2013 e soprattutto nella direttiva Brrd dell’anno successivo, per cui non è espressamente prevista né esplicitamente vietata. Ma rappresenta un altro filone inedito in un campo, quello delle ricapitalizzazioni precauzionali, ancora tutto da sperimentare.

Gianni Trovati

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