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Il vertice non sblocca lo stallo, resta il veto su budget e Recovery fund

Ci vorrà ancora tempo per risolvere la clamorosa crisi scoppiata tra i Ventisette dopo che Ungheria e Polonia si sono opposte all’adozione del bilancio comunitario per protestare contro un nuovo meccanismo che condiziona l’esborso dei fondi comunitari al rispetto dello stato di diritto. La giornata di ieri ha ribadito il braccio di ferro, nonostante un sondaggio metta in luce l’ampia maggioranza a favore di tale meccanismo, anche in Europa dell’Est.

I capi di Stato e di governo hanno tenuto ieri sera una riunione in teleconferenza, come ormai avviene una volta al mese da quando è scoppiata la pandemia. Esponenti politici avevano avvertito che non vi sarebbero state novità. La crisi è scoppiata lunedì, ed è ancora presto per risolvere la questione: «Dobbiamo continuare le discussioni per trovare un compromesso», ha detto in conferenza stampa alla fine della riunione il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

Secondo le informazioni raccolte a margine dell’incontro, sia il premier polacco Mateusz Morawiecki che la sua controparte ungherese Viktor Orbán hanno preso la parola. La discussione è stata però breve, 30 minuti circa. C’è il desiderio degli altri paesi per ora di «lasciare sbollire i riottosi», osserva un osservatore bruxellese. Si discutono comunque possibili soluzioni, come per esempio dichiarazioni a margine del provvedimento legislativo. «Si vuole essere innovativi, creativi», assicura un funzionario europeo, per giungere a una soluzione «il più presto possibile».

Proprio oggi sarà reso pubblico un interessante sondaggio voluto dal Parlamento europeo e dal quale emerge che la questione dello stato di diritto è molto sentita in tutti i paesi membri, anche a Est. Il 72% degli ungheresi e dei polacchi, così come il 78% degli sloveni (un altro Paese contrario al meccanismo ideato dai negoziatori di Parlamento e Consiglio) credono che i fondi comunitari debbano essere condizionati al rispetto dei principi democratici.

In buona sostanza, lo studio rivela che i governi polacco, ungherese e sloveno sarebbero isolati in casa propria, e che la loro posizione di fermezza potrebbe a un certo punto indebolirsi. In Italia, l’81% degli interpellati crede che il meccanismo sia necessario. La media europea è del 77%. Sempre secondo il sondaggio, i più convinti della necessità di condizionare i fondi europei allo stato di diritto sono le persone più istruite e le persone più anziane.

I Ventisette ieri hanno anche discusso della crisi sanitaria. Mentre il nuovo confinamento sembra mostrare i primi effetti positivi, i Ventisette vogliono mettersi d’accordo sull’uso dei test antigenici per facilitare i viaggi, così come coordinarsi nel levare le misure restrittive e nel gestire le prossime campagne di vaccinazione, una sfida logistica per molti governi. «Secondo l’Agenzia europea del farmaco (EMA), un benestare condizionato alla commercializzazione dei vaccini potrebbe giungere nella seconda metà di dicembre», ha detto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.

Infine, la teleconferenza di ieri è giunta mentre Bruxelles e Londra stanno negoziando l’accordo di partenariato (circa 1.800 pagine) con il quale gestire i rapporti dell’Unione europea con la Gran Bretagna, una volta questa uscita dal mercato unico e dall’unione doganale alla fine dell’anno. Il capo-negoziatore comunitario Michel Barnier ha annunciato ieri che una persona è stata contagiata dal virus influenzale nella squadra dei negoziatori europei. I negoziati continueranno online. I tempi sono stretti per giungere a un accordo entro fine anno, e per ora i nodi sempre gli stessi: accesso al mercato unico e regolamentazione della pesca.

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