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Vertice Generali, soci a consulto. La Borsa torna a scommettere (+2,57%)

Torna a correre Generali in Piazza Affari accompagnata da nuove indiscrezioni che vogliono la compagnia di Trieste impegnata nella difesa della propria indipendenza anche attraverso il rafforzamento patrimoniale. Dopo l’acquisto in chiave anti-scalata del 3% di Intesa Sanpaolo, la prossima mossa potrebbe essere un irrobustimento dei tagli ai costi già decisi nel piano industriale presentato lo scorso novembre dal ceo Philippe Donnet, mentre nelle sale operative c’è chi si spinge a ipotizzare un aumento di capitale. Un’ipotesi fin qui senza riscontri.

Nel giro di alcune settimane, secondo indiscrezioni entro fine mese, Intesa Sanpaolo potrebbe aver sciolto la riserva sull’operazione oggetto di valutazione da parte del management e degli advisor. Ma come l’amministratore delegato Carlo Messina ha ribadito ancora la scorsa settimana agli investitori internazionali incontrati a Londra, l’eventuale offerta dovrà rispettare condizioni «irrinunciabili»: la remunerazione agli azionisti e il livello di patrimonializzazione e solidità della banca tra i più elevati in Europa.

E tuttavia, almeno nelle sale operative, Generali non perde il fascino della «magnifica preda» come pare Enrico Cuccia definisse la compagnia triestina della quale Mediobanca è azionista storico e stabile. La quota di Mediobanca scenderà dal 13 al 10% ma non sarà alienata, secondo le ultime dichiarazioni dell’amministratore delegato Alberto Nagel. Così, dopo qualche giorno di tregua il Leone che domani riunirà il consiglio (per l’ordinaria amministrazione, spiegano fonti di Trieste) è ripartito tra fiammate anche superiori al 3% per poi chiudere in progresso del 2,6% a 14,77 euro. Il titolo Intesa Sanpaolo ha chiuso anch’esso con segno positivo (+ 0,5%) a 2,14 euro.

Nel corso degli incontri con i grandi gestori tenuti la scorsa settimana nel road show sul bilancio 2016 chiuso con 3,1 miliardi di utile netto Messina, secondo quanto scrive il Financial Times, avrebbe parlato di (eventuale)«fusione amichevole», preceduta dall’apertura di un canale di dialogo con i principali soci della compagnia, inclusa Mediobanca, e «diversi industriali miliardari italiani». Per il quotidiano finanziario londinese, Generali sarebbe intanto pronta a intervenire con un’accelerazione sui risparmi, indicati nell’ordine del 4% dei costi e per 200 milioni nelle strategie al 2019. Un’ipotesi che gli analisti sembrano apprezzare, mentre resta più di un punto di domanda su un’eventuale acquisizione, così come su una ricapitalizzazione. Quanto alla possibilità di un matrimonio con la prima banca italiana, restano intatte le perplessità di diversi analisti sull’esposizione complessiva in Italia: i due gruppi totalizzerebbero titoli di Stato italiani per 160 miliardi di euro, l’8% del debito pubblico. Da valutare anche le limitazioni Antitrust: Intesa e Generali avrebbero oltre il 30% del mercato vita, le dismissioni sarebbero inevitabili.

Paola Pica

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