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Vertice di sette ore, poi l’intesa

di Elisabetta Soglio

MILANO — Un contentino ciascuno (rispetto ai desiderata dei partiti di maggioranza) e la manovra cambia forma. La maggioranza ritrova compattezza nel dichiarare soddisfazione, ma l'opposizione incalza: «È il caos, i conti non tornano». Sette ore di vertice ad Arcore (presenti, oltre a Berlusconi, Tremonti, Bossi, Maroni, Calderoli, Cicchitto, Gasparri, Moffa, Giorgetti e Azzollini) appianano i malumori e le frizioni interne al centrodestra: sparisce il contributo di solidarietà, che verrà pagato soltanto dai parlamentari; non si tocca l'Iva, che resta come fondo di riserva qualora partirà l'operazione sulla delega fiscale; si riducono i tagli agli enti locali, nel giorno in cui la marcia bipartisan dei sindaci ha sicuramente impensierito il governo.
E i soldi che devono consentire al Paese di superare l'emergenza? Dovrebbero arrivare dall'unico intervento sulle pensioni, che conserva la possibilità di chiudere la carriera lavorativa con 40 anni di contributi, ma non tiene più conto dei riscatti del corso universitario o del servizio militare. L'altro gettito è atteso dalla stretta sul tema dell'evasione, che accoglie in gran parte le proposte della Lega: si dichiara guerra alle «intestazioni e interposizioni patrimoniale abusive», cioè a tutte le società fittizie che consentono ai più ricchi di mascherare il possesso di beni di lusso. E si aumentano i poteri degli enti locali, che combatteranno l'evasione fiscale dei singoli contribuenti con l'incentivo di poter far rientrare nei propri bilanci i soldi recuperati.
Gli esasperati dalla casta portano a casa la promessa che verranno tagliate le spese dei ministeri, che si dimezzerà il numero dei parlamentari e che si aboliranno tutte le Province. Per queste ultime due operazioni, però, serve una riforma costituzionale: come dire, che tutto può succedere, nel frattempo.
Alla fine, si diceva, tutti soddisfatti. Perfino il ministro Giulio Tremonti, che arriva ad Arcore pronto a dare battaglia, alla fine ufficializzerà il suo commento: «È andata molto bene». Soprattutto perché a metà pomeriggio pareva che si sarebbe andati verso l'innalzamento di un punto dell'Iva: decisione che avrebbe garantito un introito immediato di 5 miliardi. Ma è un tema su cui Tremonti non molla. Così come Berlusconi e il Pdl si impongono sull'azzeramento del contributo di solidarietà e sul no alla Patrimoniale. Così come la Lega tiene fermo il pallino sulle pensioni e ottiene la stretta sugli evasori.
Il leader del Carroccio Umberto Bossi lascia Villa San Martino prima della fine del vertice per presentarsi ad un controllo medico, dopo la frattura al gomito. Chiede a Maroni, che nel frattempo è corso in Prefettura ad incontrare i sindaci, di tornare a controllare che non ci siano colpi di scena. Calderoli rasserena: «Il nostro ottimismo dei giorni scorsi alla fine ha vinto».
Paolo Bonaiuti si tiene in contatto telefonicamente ed è sicuro che «abbiamo trovato la quadra». I vari rappresentanti del Pdl si alternano nel brindare alla ritrovata unità fra Pdl e Lega.
Ma le opposizioni non la vedono alla stessa maniera. «Nell'insieme mi sembra una soluzione debole», attacca il segretario pd Pier Luigi Bersani. Caustico Antonio Di Pietro: «Sono le cosiddette modifiche a chiacchiere: quelle per cui le riforme in concreto non si fanno ma si annuncia che si faranno. Modifiche e riforme solo sulla carta, una nuova presa in giro degli italiani». «Da un primo esame delle modifiche della manovra traiamo un'opinione netta: i conti non tornano e temiamo che questo venga percepito dai mercati», insistono i capigruppo udc di Camera e Senato, Gian Luca Galletti e Gianpiero D'Alia.
E intanto ieri, a tarda sera si apprende che, secondo fonti di governo, si terrà un nuovo vertice di maggioranza forse già domani, per «valutare gli emendamenti dell'opposizione alla manovra». E dopodomani (forse per dare il via libera all'eventuale fiducia) è in cantiere un consiglio dei ministri.
 

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