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Vertice a Palazzo Chigi sulle sofferenze bancarie Piazza Affari trema

Il maxi vertice a Palazzo Chigi, che ha visto riuniti banchieri, Cdp, ministro dell’Economia e Bankitalia, non ha salvato le banche a Piazza Affari da un nuovo, pesante scivolone. Anzi, secondo alcuni osservatori avrebbe avuto persino un effetto controproducente, sottolineando indirettamente il problema (i crediti in difficoltà) piuttosto che la possibile soluzione (magari con l’intervento della Cdp).
Sta di fatto che a fine giornata l’indice principale di Borsa ha perso il 3% e gli istituti di credito hanno fatto mediamente peggio: meno 8% il Banco Popolare, meno 6,65% la sua promessa sposa Bpm, meno 5,9% Ubi e meno 5,68% Bper, mentre Carige si è limitata ad un meno 5,76% e le due big, Intesa (-4,33%) e Unicredit (-3%) hanno retto appena meglio.
Quasi per ognuna di loro c’è una spiegazione contingente del calo; a partire dal Banco Popolare, che ha fissato l’assemblea (il 7 maggio) per varare un aumento di capitale da un miliardo, propedeutico al matrimonio con la Milano; Ubi patisce ormai da tempo la mancanza di una strategia di aggregazione vincente, dopo i tentativi andati a vuoto con il Banco e con la stessa Bpm, e sotto sotto forse qualcuno continua a temere che la più grande delle popolari diventata spa alla fine sarà chiamata, in qualche forma, a farsi carico anche del problema Mps, nonostante le ripetute smentite del numero uno Victor Massiah. Carige viene considerata una delle banche fragili nel sistema, non da ieri.
Tuttavia il quadro complessivo è più difficile della singola giornata: le ragioni che stanno tenendo sotto scacco le nostre banche si chiamano “crediti in difficoltà” i Non performing loans. Cui si sono aggiunti, in gran parte proprio per questa ragione, gli aumenti di capitale prossimi venturi.
Non a caso è stato questo il nocciolo del vertice a Palazzo Chigi, che ha visto nella prima parte della riunione anche la presenza del premier Matteo Renzi, insieme a Pier Carlo Padoan, al governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, ai vertici della Cdp (Claudio Costamagna e Fabio Gallia), al presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti e, dall’altra parte ideale della barricata, Massiah insieme al numero uno di Intesa Carlo Messina e a quello di Unicredit, Federico Ghizzoni. Cioè dei due banchieri che hanno il boccino della garanzia dell’aumento di capitale della Popolare di Vicenza (Unicredit) e di Veneto banca (Intesa, che però ha diviso il rischio con le altre banche del consorzio di collocamento).
Certo, ieri tutto congiurava contro, dai dati macro economici negativi in Germania, al calo del prezzo del petrolio (che hanno toccato i minimi da un mese, salvo poi recuperare in chiusura a New York e finire in lieve rialzo) allo scivolone del dollaro rispetto allo yen (ai minimi da 17 mesi). Così il Nikkei ha perso il 2,42% ma anche Francoforte ha lasciato sul terreno il 2,63% e Parigi il 2,18% (mentre Londra si è fermata al -1,19%). Ma Piazza Affari resta sempre in fondo alla lista.

Vittoria Puledda

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