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Verso un presidente dimezzato: le Borse continuano a volare

Nessuno avrebbe immaginato un rialzo corale del 10% dei principali indici azionari nella settimana (non ancora conclusa) delle elezioni Usa a cui ha contribuito il +2% mediamente incamerato nell’ultima seduta tanto dalle principali Borse europee quanto da Wall Street. Un quadro difficile da immaginare tanto più perché l’esito delle elezioni, vista la crescente probabilità di un riconteggio in alcuni Stati, resta indefinito e potrebbe restare tale almeno fino all’8 dicembre, termine ultimo per la risoluzione delle controversie elettorali.

Tuttavia i mercati non amano aspettare e anche in questa occasione si stanno muovendo in anticipo. Andando a scontare il migliore (dal punto di vista degli investitori) degli scenari possibili: quello in cui chiunque siederà nella Stanza Ovale (e Biden è il favorito) avrà comunque le mani legate per portare avanti in modo completo il suo programma. Questo perché il Congresso dovrebbe essere spaccato se come pare il Senato avrà una maggioranza repubblicana e la Camera risulterà appannaggio dei democratici. Se così fosse un’eventuale presidenza Biden probabilmente non riuscirebbe a far passare in toto il pacchetto di stimoli fiscali da 2.400 miliardi di dollari, sulla cui previsione nei giorni scorsi i rendimenti dei Treasury a 10 anni erano saliti fino allo 0,94% andando a scontare in anticipo l’avvio di uno scenario di reflazione. Allo stesso tempo Biden farebbe fatica ad aumentare le tasse nei confronti delle grandi corporation (e questo spiega anche perché il Nasdaq, che nelle ultime settimane aveva sofferto, sta recuperando terreno).

Si andrebbe profilando uno scenario con più stimoli fiscali rispetto a quelli del programma di Trump ma senza andare a colpire i big. Insomma, una via di mezzo tra onda blu e onda russa che potrebbe accontentare tutti e sulla cui scia gli investitori hanno deciso di puntare. Ed è per questo che tutte le principali classi di investimento, dalle azioni ai bond alle materie prime si stanno gonfiando nuovamente. Compreso il Bitcoin che ieri ha toccato la soglia dei 15mila dollari.

Nell’ultima seduta l’indice Eurostoxx 50 ha guadagnato l’1,67%, il Ftse Mib di Piazza Affari l’1,93% portando a +10,2% il balzo da lunedì). Negli usa il Nasdaq 100 è volato sopra i 12mila punti e l’S&P 500 ha superato nuovamente la soglia dei 3.500, a un passo del record del 2 settembre a quota 3.580 punti.

I flussi non hanno spinto all’insù solo le quotazioni azionarie ma anche il mercato dei bond ha vissuto una giornata importante. Soprattutto negli Usa dove il rendimento dei Treasury a 10 anni è continuato a scendere, ieri sotto lo 0,8%, oltre 10 punti base in meno rispetto all’avvio della settimana. Acquisti importanti anche sui BTp che ieri sul mercato secondario hanno visto scendere per la prima volta nella storia il rendimento della scadenza a 5 anni in territorio negativo.

Il clima di propensione al rischio è confermato dalla debolezza del dollaro che ha terminato la tre giorni peggiore dallo scorso marzo andando a perdere mediamente (dollar index) l’1,5% (di cui lo 0,8% solo nelle ultime ventiquattr’ore). Il dollaro debole è il segnale che il mercato si aspetta appunto più stimoli fiscali rispetto a quelli che potrebbe garantire Trump. Manna dal cielo per le materie prime che ieri hanno trovato una spinta rialzista che mancava da mesi. L’oro si è riportato di prepotenza in area 1.950 dollari. Ancora più forte lo scatto dell’argento (+5% a 25 dollari) mentre il petrolio ha un po’ sofferto (Brent -1% a 40,7 dollari al barile) in attesa di capire l’evoluzione delle presidenziali Usa e delle scelte geopolitiche dell’Opec.

I listini al momento sembrano aver messo in secondo piano gli effetti negativi del Covid sull’economia. Ieri sono stati pubblicati dati sul lavoro negli Usa leggermente deludenti. La scorsa settimana le nuove richieste di sussidio di disoccupazione sono state 751mila, il consensus si aspettava un calo a 735mila. L’aumento dei contagi in Europa e le misure sempre più restrittive che i vari Paesi stanno adottando hanno spinto la Commissione europea a rivedere al ribasso le stime di crescita sul Pil per il 2021: per l’Italia la crescita è stata tagliata dal 6,1% al 4,1%, per l’intera Eurozona dal 6,1% al 4,2%.

Questi dati confermano che l’attuale entusiasmo che si intravede sui mercati – che scopriremo nelle prossime sedute se si ridimensionarà o si trasformerà addirittura in euforia – dovrà comunque prima o poi fare i conti con i numeri meno rosei che arrivano dall’economia reale. Gli investitori però continuano a confidare nel sostegno delle banche centrali. Ieri la Bank of England ha annunciato un incremento del piano di stimolo monetario da 150 miliardi di sterline, cinquanta miliardi in più delle previsioni. In serata la Fed – che da marzo ha espanso il bilancio di 3mila miliardi portando oltre quota 7mila miliardi – ha comprato tempo prima di lanciare nuove misure.

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