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Verso l’intesa su taxi e banche

di Carmine Fotina e Marco Rogari

Non solo su banche, assicurazioni e rete gas: l'intesa tra Pdl e Pd sui ritocchi al decreto liberalizzazioni sembra essere a portata di mano anche sul terreno dei taxi. Su farmacie e professioni, invece, le posizioni continuano a essere distanti. Mentre al Senato in commissione Industria prosegue il lavoro di scrematura dei circa 2.300 emendamenti presentati la scorsa settimana, i relatori Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd) continuano pazientemente a tessere la tela per giungere a un ristretto pacchetto di una trentina di modifiche condivise. Per il momento il lavoro di mediazione non si è ancora tradotto in emendamenti comuni, ma anche ieri sono stati fatti ulteriori passi in avanti.
Sui taxi la "saldatura" potrebbe essere trovata attorno a un emendamento messo a punto dall'ex sindaco di Padova, Paolo Giaretta (Pd). Un emendamento che riporta sotto il controllo dei sindaci le decisioni sulle licenze, che invece il decreto nell'attuale versione affida all'Authority dei trasporti, alla quale, in ogni caso, rimarrebbero i poteri di vigilanza, compresa la possibilità di dare indicazioni sui comuni. E se i sindaci non si dovessero adeguare, il governo avrebbe la possibilità di nominare un commissario ad acta.
Sui servizi finanziari possibili convergenze sono emerse già dal momento in cui il decreto ha fatto il suo ingresso al Senato. Sulle polizze legate a mutui bancari l'idea sarebbe di obbligare gli istituti di credito a proporre due "opzioni" diverse al cliente garantendo a quest'ultimo la possibilità di procurarsi autonomamente la polizza. Sul fronte strettamente assicurativo si starebbe facendo leva sulla soluzione degli agenti plurimandatari o comunque di una maggiore flessibilità rispetto al monomandato. Si sta poi ipotizzando di eliminare dal decreto la misura sulle carrozzerie che prevede l'indennizzo limitato al 30% nel caso in cui la riparazione dell'auto viene fatta da un carrozziere non autorizzato. Pdl e Pd sono vicini anche sul capitolo energia e in particolare su una più netta separazione di Snam da Eni lasciando a quest'ultimo una partecipazione in linea con le direttive comunitarie (5%). Sugli altri capitoli, però, la partita resta tutta da giocare, anche se i partiti stanno cercando di accelerare il più possibile i tempi per trovare un accordo.
La stessa commissione Industria sembra orientata a marciare a passo spedito come conferma la decisione di lavorare anche nella serata di ieri. L'obiettivo, se le operazioni di setaccio (ieri pomeriggio stoppati altri 31 ritocchi) e di illustrazione degli emendamenti riusciranno a essere portate a termine rapidamente, è di cominciare le votazioni sui primi articoli del decreto già oggi pomeriggio o, al più tardi, domani mattina.
Bubbico appare ottimista sulla possibilità di raggiungere un accordo ad ampio raggio, anche perché – afferma – nel caso in cui i relatori non riuscissero nell'impresa, la palla passerebbe ai vertici dei gruppi parlamentari e al governo. Vicari tiene a sottolineare che per il momento «non è stata raggiunta alcuna intesa», ma aggiunge: «Sia io sia Bubbico speriamo di raggiungere in breve tempo soluzioni condivise». E anche il il presidente del Senato, Renato Schifani, parla di «clima costruttivo».
Tutto mentre da diverse categorie giungono ulteriori suggerimenti per l'apertura dei mercati. Ieri è toccato alle telecomunicazioni, con gli interventi in audizioni sulle reti a banda larga alla commissione Trasporti e tlc della Camera del l'a.d. di Vodafone, Paolo Bertoluzzo, e di Wind, Ossama Bessada, che sollecitano interventi per aumentare la concorrenza nella telefonia fissa.

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