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Versamenti in banca, tassa sui «contanti»

Arrivano lo scontrino digitale e la fattura elettronica. Venerdì con il via libera annunciato ieri dal premier, Matteo Renzi, durante la direzione nazionale del Pd ai decreti attuativi della delega su fisco internazionale, cooperative compliance , il governo – salvo ripensamenti dell’ultima ora – presenterà anche il piano per semplificare la vita a commercianti, artigiani e professionisti e allo stesso tempo per dare la caccia ai «furbetti» di scontrini, ricevute e fatture. Un piano ben preciso che riparte dall’idea del governo Prodi 2006-2008 (messa a punto dall’ex viceministro delle Finanze, Vincenzo Visco) e rimasto incompiuto con il successivo esecutivo Berlusconi.
Sono tre i pilastri su cui poggia l’attuazione dell’articolo 9 della delega a partire dal 1° gennaio 2017:
scontrini e ricevute digitali;
fatturazione elettronica tra privati;
tracciabilità dei mezzi di pagamento.
In quest’ultimo caso il Governo proverà a dichiarare guerra al contante con l’introduzione di un’imposta di bollo proporzionale ai versamenti giornalieri superiori ai 200 euro. E ciò non dispiacerà alle banche che potranno vedere ?crescere i loro utili sulle operazioni di accredito elettronico e allo stesso tempo vedranno ridursi i costi di gestione del contante, stimati negli ultimi anni vicini ai 5 miliardi. Ma andiamo con ordine.
Il primo tassello sarà rendere obbligatorio dal 2017 per commercianti, artigiani e professionisti la memorizzazione e la trasmissione telematica al fisco di tutti i corrispettivi giornalieri, per dire addio allo «scontrino di carta» ha detto ieri Renzi. L’obbligo riguarderà anche la Gdo (supermercati, ipermercati, discount, ecc.) e tutti i soggetti che oggi sono sul mercato con i distributori automatici.
Per la trasmissione non sarà utilizzato solo il milione di registratori di cassa oggi sparso sull’intero territorio nazionale. Scontrini e ricevute telematiche potranno viaggiare anche sui nuovi strumenti, più semplici e mobili, come smartphone e tablet. Per chi emette esclusivamente ricevute si punterà al potenziamento tecnologico del Pos (il dispositivo elettronico per i pagamenti con bancomat e carta di credito). I mezzi di trasmissione dovranno comunque assicurare all’amministrazione finanziaria e al contribuente la sicurezza dei dati e la loro inalterabilità.
Il processo di adeguamento e ammodernamento tecnologico sarà comunque sostenuto economicamente dallo Stato. In questo senso la bozza del Dlgs attuativo prevede l’erogazione di un credito d’imposta, soprattutto nei confronti dei soggetti più piccoli come i commercianti al minuto. Il bonus fiscale, potrà essere utilizzato in compensazione e prescinderà dal numero di apparecchi adattati ai nuovi obblighi di trasmissione o acquistati ex novo. Non solo, perché sarà riconosciuto ai diretti interessati solo dopo che avranno pagato l’acquisto o l’adeguamento degli apparecchi. Con lo scontrino digitale sarà eliminato l’obbligo di registrazione e la valenza fiscale del documento, ad eccezione della fattura se richiesta. Tutti i dati finiranno nel cassetto fiscale del contribuente il quale potrà rendersi conto in ogni momento della sua posizione nei confronti del fisco.
Nel cassetto fiscale finiranno anche tutti i dati delle fatture emesse da imprese e professionisti. E sarà questo il secondo pilastro per stanare gli evasori e per ridurre gli adempimenti a carico delle attività produttive. Sempre a dal 1° gennaio 2017, scatterà l’obbligo di trasmettere i dati delle fatture emesse e di quelle rettificative, nonché delle fatture ricevute. Il tutto mantenendo nella propria contabilità tutte le transazioni finanziarie con soggetti non residenti di importi pari o superiori a mille euro.
La nuova «e-fattura» tra privati andrebbe, dunque, a completare la digitalizzazione delle prestazioni di servizi e cessioni di beni che oggi vede impegnati soltanto i fornitori delle Pa. Dal 31 marzo prossimo, infatti, scatterà la «fase 2» dell’obbligo di trasmissione telematica delle fatture utilizzando la piattaforma dell’amministrazione finanziaria. E proprio su questa piattaforma (lo Sdi, ossia sistema di interscambio) potranno in futuro viaggiare, con direzione Sogei, tutte le fatture emesse tra privati.
Sul fronte della lotta all’evasione la fatturazione elettronica rappresenterà un’arma in più per il fisco che avrà a disposizione in tempo reale tutti i dati delle transazioni commerciali in modo uniforme e strutturato. Questi dati potranno essere incrociati con le altre informazioni già disponibili nell’anagrafe tributaria e in quella dei rapporti (dichiarazioni Iva, bonifici bancari, F24 e informazioni finanziarie) così da poter effettuare analisi di rischio mirate sugli evasori.
Con l’arrivo della fattura elettronica scompariranno anche una serie di adempimenti antievasione introdotti negli anni scorsi e che hanno complicato la vita alle imprese: lo spesometro, le comunicazioni di operazioni effettuate in Paesi black list e le lettere di intento. Allo stesso tempo scomparirà il regime premiale per favorire la trasparenza introdotto dal Governo Monti senza mai diventare operativo se non per la parte relativa agli studi di settore.
Una sorta di regime premiale, invece, arriverà soprattutto per le partite Iva più piccole: dal 1° luglio 2016 il fisco potrà garantire un flusso di dati ai contribuenti di minori dimensione tale anche da veicolare sullo Sdi le fatture sia in fase di emissione che di ricezione, sostituendosi così al contribuente nell’adempimento. Un tutoraggio fondato su dati certi a tutto campo che in un futuro non troppo lontano consentirà alle Entrate di predisporre per micro e piccole imprese e professionisti una dichiarazione precompilata Iva e la liquidazione dell’imposta, nonché superare l’obbligo del visto di conformità o delle garanzie per le compensazioni o i rimborsi Iva oltre 15mila euro.
Il terzo pilastro è la spinta alla moneta elettronica e la stangata sull’uso del contante. Nei rapporti B2C (business to consumer) si proverà a stimolare direttamente i consumatori con l’applicazione di sconti sugli acquisti effettuati con carte di debito/credito o carte prepagate. Dal canto suo l’esercente potrà vedersi riconosciuto un credito d’imposta rapportato alla quantità dei suoi incassi realizzati con moneta elettronica. Per stimolare l’addio al contante si profila, invece, un’imposta di bollo proporzionale su ricevute e quietanze rilasciate da banche e poste per i versamenti in contanti giornalieri sopra i 200 euro.

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