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Verona cantiere della nuova finanza veneta

Palladio che entra in Cattolica con una quota rilevante, potenzialmente arrotondabile, è solo l’ultimo segnale di un rinnovato attivismo della finanza veneta che sembra aver riscoperto nel proprio baricentro il fulcro di ogni interesse. Non a caso l’operazione, si tratta di un 2% acquistato nella compagnia assicurativa in un arco temporale piuttosto lungo, appare come l’emblema di un sistema che ha ritrovato la voglia di fare affari sul territorio. L’ingresso ha motivazioni puramente “economiche”: Palladio ha deciso di scommettere su un’azienda che ritiene abbia buoni fondamentali e prospettive di rendimento in crescita. Detto ciò, guardando il quadro nel suo insieme, emerge una storica rete di intrecci azionari che, si immagina, se rafforzati potrebbero rappresentare uno strumento utile a promuovere una nuova primavera della finanza locale. 
Che il radar delle principali istituzioni finanziarie della zona sia puntato sulla Serenissima lo testimoniano, peraltro, le parole pronunciate giusto ieri dall’amministratore delegato di Popolare Vicenza, Francesco Iorio: «Quello di accordi in Veneto, intesa come regione, rappresenta per me la prima scelta». Come a dire, a parità di condizioni verrà privilegiata l’opzione che permetterà di rafforzare ulteriormente la presa in Veneto; magari creando un gruppo unico da due realtà in profonda e necessaria trasformazione. Il riferimento, ovviamente, è a Veneto Banca con la quale si è cercato nei mesi scorsi di trovare il giusto equilibrio per favorire un percorso di aggregazione. Un dialogo rimasto al momento lettera morta perché non del tutto condiviso dalla Bce. Eppure resta agli atti il tentativo di “difendere” due banche venete, in fase di impasse, realizzando un istituto unico. Così come è scritta nero su bianco, grazie alla dichiarazioni del vice presidente della Fondazione Cariverona, Giovanni Sala, l’intenzione dell’ente di partecipare al “risiko” delle popolari venete. Con un occhio, in particolare, al Banco Popolare. Allo stato Fondazione Cariverona ha una quota assai marginale dell’istituto guidato da Pier Francesco Saviotti, appena lo 0,02%, ma, se ci saranno i termini, l’obiettivo è salire replicando quel disegno, a condizioni evidentemente ben diverse, che all’epoca aveva favorito la nascita di UniCredit, di cui l’ente è azionista ma ormai in pura ottica opportunistica. «Se verrà richiesto di accompagnare le trasformazioni per garantire una stabilità dell’azionariato verso questo obiettivo, Cariverona esaminerà con disponibilità i dossier mettendo in campo all’occorrenza le risorse necessarie» ha detto Sala, diverso tempo fa aggiungendo un passaggio non irrilevante: «Il Presidente Biasi ha dichiarato che la Fondazione Cariverona segue con attenzione il processo di cambiamento richiesto dalla legge alle banche popolari. Lo confermo: quello della Popolare di Verona in particolare». Da Milano, dunque, l’obiettivo torna a essere puntato su Verona e in parte anche su Treviso, dove la Fondazione è pronta a intervenire a sostegno di Cassamarca. Non va dimenticato, poi, che l’ente risulta anche azionista di Cattolica. Compagnia che ha appena accolto nel proprio libro soci Palladio e che vede come primo socio di riferimento (va ricordato tuttavia che il gruppo assicurativo ha la forma societaria di una cooperativa) la Popolare di Vicenza. Il pacchetto di oltre il 15%, e il cui destino è evidentemente legato all’esito del percorso di trasformazione della banca in spa, è stato arrotondato giusto in occasione dell’aumento di capitale lanciato il novembre scorso, giusto quando Palladio ha deciso di compiere un primo passo verso l’assicuratore veronese. Popolare Vicenza è poi un socio importante di Save, l’aeroporto di Venezia, di cui è primo azionista Finint, a sua volta partner di Palladio e di Veneto Banca in Ferak, veicolo a suo tempo costruito per investire nelle Generali assieme alla Fondazione Crt. Partecipazione che, come è noto, è però destinata a venir lentamente valorizzata sul mercato. Destino diverso sembra invece essere riservato alle quote che il Banco Popolare (8,6%) e Veneto Banca (9,8%) hanno in Palladio.

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