Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ma il vero piano Brexit guarda a Singapore

La Gran Bretagna è stata additata come l’apripista della de-globalizzazione: a motivo, ovviamente, della Brexit. E non c’è dubbio che l’uscita di un Paese dal più grande blocco commerciale al mondo rappresenti una marcia indietro rispetto al processo di integrazione che ha caratterizzato gli ultimi 40 anni. La Brexit è stata letta, soprattutto dai suoi critici, come l’alzata del ponte levatoio da parte della Gran Bretagna. E sicuramente questa è stata la motivazione di tanti dei 17 milioni di elettori che nel giugno del 2016 si sono pronunciati a favore dell’uscita dalla Ue. Una delle ragioni fondamentali del voto anti-europeo è stata la preoccupazione per l’immigrazione. Negli ultimi dieci anni la Gran Bretagna è stata la meta di un poderoso flusso di arrivi dall’Europa dell’Est: ormai nel Paese vivono un milione di polacchi, oltre a centinaia di migliaia di romeni, bulgari e lituani. Un fenomeno che da molti è stato percepito come un’invasione e che ha messo a dura prova la coesione delle comunità e ha scatenato una competizione per il welfare tra i ceti più poveri.

La Brexit ha come primo effetto la chiusura dei confini, la fine della libera circolazione, per venire incontro alle ansie scatenate dall’immigrazione incontrollata: dunque una messa in mora di uno dei pilastri della globalizzazione. E a favore dell’uscita dall’Europa hanno votato soprattutto i ceti più danneggiati dai venti dell’economia globale, in particolare la classe operaia delle regioni settentrionali dell’Inghilterra: un fenomeno analogo a quello che ha favorito l’ascesa di Trump negli Stati Uniti.

Ma c’è un rovescio della medaglia. Nelle intenzioni dei suoi ideologi, la Brexit è invece una spinta decisiva verso la iper-globalizzazione. Nelle loro intenzioni, l’uscita dalla Ue serve ad affermare la Global Britain: una Gran Bretagna libera dalle pastoie europee in grado di lanciarsi nella competizione mondiale scevra da impedimenti. Il loro sogno è di fare di Londra una Singapore sul Tamigi, un’isola di deregulation capace di far concorrenza a chiunque. Come hanno detto alcuni di loro, con la Brexit si tratta di portare a compimento il lavoro iniziato da Margaret Thatcher: ossia realizzare un paradiso ultra-liberista. E globalizzato.

Luigi Ippolito

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non è stata una valanga di adesioni, ma c’è tempo fino a domani per consegnare le azioni Creval ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un altro passo avanti su Open Fiber, la rete oggi controllata alla pari 50% da Cdp e Enel, per accel...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il «passaggio di luglio» con la fine del blocco dei licenziamenti per le imprese dotate di ammorti...

Oggi sulla stampa