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Il vero freno alla crescita? In Italia deficit record di investimenti: 77 miliardi

«La manovra avrebbe potuto e dovuto concentrarsi sugli investimenti infrastrutturali. L’economia italiana ha rallentato nel 2018, non è ancora in recessione ma la crescita del Pil dovrebbe collocarsi tra lo 0,6% e lo 0,9%, il debito pubblico non scenderà e l’aumento dell’Iva nel 2020 sembra inevitabile». Così ieri l’economista Mario Deaglio, presentando il 23esimo Rapporto sull’economia globale e l’Italia, promosso da Centro Einaudi e Ubi Banca, ha sottolineato come la «ripresa incompiuta» del nostro Paese sia da attribuirsi principalmente all’«insufficiente investimento, sia lordo sia netto, in rapporto al Pil».

«La distanza dell’Italia dalla Ue in termini di investimenti mai realizzati nel periodo 2009-2017 equivale a a 77 miliardi», ha detto Deaglio, «il costo di non investire, ossia la quota di Pil persa durante i nove anni, è pari complessivamente a 8,1 punti, 0,9 per anno». Cosa ha significato tutto ciò? «Si sarebbero creati 1,2 milioni di posti di lavoro, il tasso di disoccupazione sarebbe verosimilmente sotto il 7%, la fuga dei giovani italiani sarebbe minore e probabilmente anche la qualità dell’immigrazione sarebbe diversa». La manovra non cambia la rotta. Anzi. Il reddito di cittadinanza è «poca roba» in termini di impatto sull’andamento del Pil italiano «soprattutto nel 2019», dato che la misura sarà efficace solo per una parte dell’anno. Inoltre si stima che la spesa aggiuntiva per il 35-40% «andrà all’estero: verrà utilizzata per acquisti che vanno dal petrolio a prodotti cinesi». «Ora più che mai abbiamo bisogno di politiche a sostegno della crescita. Dobbiamo decidere, subito, come impiegare il nostro tempo per lo sviluppo e contrastare la recessione», ha detto Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda.

Riguardo al nostro Paese nello studio si rileva poi che per le banche la situazione dei crediti deteriorati è migliorata. «I bubboni sono scoppiati», ha detto Deaglio, «Ciò ha portato a una debolezza degli istituti italiani, anche in Borsa, e si potrebbe riscontrare una loro vulnerabilità ad acquisti, ma nel mondo i gruppi bancari hanno altro a cui pensare», con riferimento in primo luogo ai derivati.

Nel rapporto, che dedica ampio spazio allo scenario mondiale si sottolinea infine che «l’economia globale sta rallentando e quella Usa, formalmente protagonista della scena, ha preso a scricchiolare». Come si esce da una situazione di questo genere? Deaglio risponde così: «L’unica soluzione che sta prendendo corpo è la sostenibilità».

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