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Verifiche fiscali a regola d’arte

di Andrea Bongi 

Una per una le armi a disposizione del contribuente sotto ispezione, in caso di blitz del fisco. Quando i funzionari delle Entrate o la Guardia di finanza bussano alla porta è opportuno conoscere le tutele a propria garanzia. Innanzitutto è bene sapere che anche il soggetto sotto verifica ha i suoi obblighi, primo fra tutti quello della collaborazione nei confronti degli organi accertatori. Tuttavia quello che preme qui evidenziare è la tutela giuridica che le norme tributarie e la giurisprudenza, sia di merito sia di legittimità, hanno innalzato a difesa del contribuente.

In primo luogo ogni accesso degli ispettori fiscali deve essere non soltanto autorizzato ma anche «debitamente motivato».

L'articolo 52 del dpr 633/72, vera e propria disposizione base in tema di accessi, ispezioni e verifiche sia nel comparto Iva che nelle Dirette, recita infatti che i dipendenti dell'amministrazione al momento dell'accesso «_ devono essere muniti di apposita autorizzazione che ne indica lo scopo, rilasciata dal capo dell'ufficio da cui dipendono».

Il primo comma dell'articolo 12 della legge n. 212 del 27 luglio 2000 (c.d. Statuto del contribuente), rafforza ancora di più la necessità di uno scopo per l'accesso precisando che l'irruzione presso il contribuente deve essere effettuata sulla base di «esigenze effettive di indagine e controllo sul luogo».

Alla luce di tutto ciò la prima mossa che il contribuente dovrà compiere, subito dopo aver accertato che i soggetti che ha di fronte sono realmente ispettori del fisco (le truffe di questi tempi sono da considerare sempre all'ordine del giorno), sarà quello di verificare che gli stessi siano debitamente autorizzati e chiedere notizia circa gli scopi della visita fiscale.

L'autorizzazione all'accesso. Se è vero che per ogni verifica da effettuare ci deve essere una espressa autorizzazione è però altrettanto vero che la carenza o l'assenza di autorizzazione e/o di motivazione della verifica hanno effetti diversi sul procedimento amministrativo a seconda del tipo di accesso e dei luoghi nel quale lo stesso deve essere compiuto.

Il massimo delle tutele e delle garanzie a favore del contribuente è previsto per accedere presso i locali nel quale lo stesso e i suoi familiari, dimorano anche quando gli stessi siano attigui o connessi con i locali nei quali viene svolta l'attività d'impresa o di lavoro autonomo.

Per l'accesso presso l'abitazione del contribuente, infatti, gli organi verificatori dovranno disporre anche dell'autorizzazione del procuratore della repubblica rilasciata ai sensi del primo comma dell'articolo 52 del dpr 633/72 soltanto in presenza di «gravi indizi di violazioni» delle norme tributarie.

Se i verificatori non sono in possesso dell'autorizzazione, circostanza invero più teorica che pratica, il contribuente dovrà chiedere di far mettere a verbale tale circostanza riservandosi poi di azionare le vie praticabili fra le quali la richiesta di intervento del garante del contribuente.

Quasi mai il contribuente ha il potere di impedire l'accesso o bloccare le operazioni di verifica. L'assenza o la carenza di autorizzazione sono circostanze in grado di inficiare l'intero procedimento amministrativo e le prove eventualmente acquisite a seguito di accessi non autorizzati o illegittimi, mentre risulta di fatto impossibile per il contribuente opporsi a tale acquisizione bloccando materialmente le operazioni di verifica.

L'accesso presso gli studi professionali. L'unica vera eccezione a tale principio si ha in tema di accessi, ispezioni e verifiche presso locali dove il contribuente esercita attività artistica o professionale. In tale casi, oltre alle autorizzazioni e alle cautele sopra esaminate, è necessario che al momento dell'accesso vi sia la presenza fisica del titolare dello studio o di un soggetto dallo stesso delegato. Tale presenza è requisito di legittimità delle stesse attività di verifica e se al momento dell'accesso il titolare dello studio è assente e non vi sia la possibilità di delegare un terzo, i verificatori dovranno astenersi da qualsiasi attività.

Una volta superato questo primo ostacolo, se i locali sono utilizzati anche da altri professionisti, bisognerà prestare attenzione al fatto che le operazioni di verifica non si estendano a tali spazi né che i soggetti verificatori estendano il tiro anche ad altra documentazione non di pertinenza del professionista o dello studio che facilmente potrebbe cadere nelle loro mani o sotto i loro sguardi.

Finalità e scopi della verifica. Assieme alle autorizzazioni all'accesso il contribuente dovrà chiedere e ottenere informazioni in ordine alle finalità e agli scopi della verifica sia per comprendere se la stessa è realmente fondata su quelle esigenze effettive di indagine e controllo sul luogo richieste dall'articolo 12, primo comma, della legge n. 212 del 2000 sia per avere esatta percezione dei «limiti» della verifica stessa. Dopo aver preso visione e aver avuto le necessarie informazioni in ordine all'autorizzazione e agli scopi e finalità dell'accesso il contribuente dovrà valutare la possibilità o meno di azionare altre due facoltà allo stesso riservate espressamente dalla legge: farsi assistere da un professionista e, ove possibile, trasferire la sede della verifica stessa.

Per quanto attiene alla nomina del professionista di fiducia, da scegliersi fra quelli abilitati all'assistenza del contribuente presso le commissioni tributarie, il contribuente dovrà valutare la stessa in termini di costi e di benefici. Ovvio che la presenza di un professionista sarà quanto mai opportuna quando dalla lettura dell'autorizzazione e dello scopo della verifica il contribuente si renderà conto che i rischi e gli interessi in gioco possono essere elevati.

Anche il trasferimento delle operazioni di verifica presso gli stessi verificatori o altra sede, tipico l'ufficio del professionista di fiducia, è una scelta di tipo strategico da parte del contribuente. In questo caso più che gli interessi riconducibili alla finalità dell'accesso può essere il fattore psicologico a far propendere verso il dirottamento della verifica al di fuori dei locali ove il contribuente svolge la sua attività. Avere funzionari delle Entrate o militari della Guardia di finanza nel negozio o negli uffici amministrativi della società non è il massimo, e anche se non c'è niente da nascondere le ordinarie attività di lavoro giornaliere potrebbero comunque risentirne.

Il garante del contribuente: l'estrema ratio. Secondo quanto previsto dal sesto comma dell'articolo 12 della legge n. 212/2000 il contribuente, quando ritiene che i soggetti verificatori stiano procedendo nelle operazioni di accesso e verifica con modalità non conformi alle vigenti disposizioni di legge può rivolgersi al garante del contribuente per richiedere la tutela dei propri interessi.

Il ricorso al garante non consente di ottenere, purtroppo, benefici immediati per il contribuente. Gli scarsi mezzi di cui quest'organo è dotato fanno sì che il suo intervento non possa andare oltre alla segnalazione delle scorrettezze o degli abusi compiuti dai verificatori agli organismi gerarchicamente sovraordinati.

Di fatto, qualora il garante su sollecitazione del contribuente, riscontri scorrettezze o abusi degli appartenenti all'amministrazione finanziaria durante le operazioni di accesso e verifica può infatti segnalare tali situazioni al direttore regionale o compartimentale delle Entrate o al comandante di zona della Guardia di finanza al fine dell'avvio di un «eventuale procedimento disciplinare».

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