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Verifiche anti-elusione con procedura blindata

Le nuove tutele sul fronte dell’abuso del diritto non mettono al riparo i contribuenti da accertamenti avviati in precedenza sulla base delle vecchie regole. Le norme del Dlgs 128/2015 che danno più garanzie al contribuente, infatti, sembrano destinate a convivere, almeno per i primi tempi, con accertamenti avviati in base all’articolo 37-bis del Dpr 600/73 per contestare violazioni di disposizioni antielusive.
La difesa da vecchie verifiche
Il Dlgs 128 ha abrogato l’articolo 37-bis e lo ha sostituito con il nuovo articolo 10-bis dello Statuto del contribuente (legge 212/2000), ma le nuove disposizioni si applicano alle operazioni messe in atto prima dello scorso 1° ottobre solo a patto che a questa data non fosse stato ancora notificato il relativo atto impositivo.
Cosa può fare, allora, chi si è visto notificare nei mesi scorsi un atto di accertamento per presunte operazioni elusive basato sulle vecchie disposizioni? In questo caso, per difendersi occorrerà innanzitutto appurare che siano state rispettate le garanzie procedurali previste dalla norma abrogata.
Anche i “vecchi” accertamenti antielusivi potevano essere effettuati esclusivamente in presenza di specifici presupposti legittimanti. In particolare, ai fini della legittimità dell’avviso antielusivo, era tra l’altro necessario che, prima dell’emissione dell’atto impositivo, fossero stati formalmente richiesti al contribuente sottoposto a verifica chiarimenti da inviare per iscritto entro 60 giorni dalla data di ricezione della stessa richiesta e che nell’atto fosse poi riportata la motivazione rafforzata (articolo 37-bis, comma 4, del Dpr 600/73).
In assenza di una specifica richiesta di chiarimenti da parte dell’ufficio prima dell’emissione dell’atto impositivo e, dunque, di confutazioni delle ragioni per cui è stata messa in atto l’operazione contestata, il contribuente potrebbe valutare l’opportunità di impugnare direttamente l’atto, senza tentare la strada dell’accertamento con adesione, eccependone la legittimità per violazione dell’articolo 37-bis, comma 4 del Dpr 600/73.
Nel caso poi in cui l’ufficio eccepisse che la richiesta di chiarimenti è stata fatta, ad esempio, in sede di verifica e che le osservazioni del contribuente accertato sono state verbalizzate nel Pvc, occorrerà far rilevare che le domande poste dai verificatori durante l’accesso non hanno alcuna validità sostanziale.
Negli accertamenti antielusivi, infatti, la richiesta preventiva di chiarimenti deve essere effettuata, per legge, non dai verificatori, ma dall’ufficio accertatore prima dell’emissione dell’atto impositivo. L’incombenza esclusiva di questo obbligo in capo all’ufficio accertatore non è solo formale ma ha una propria valenza logica. I verificatori, infatti, sono assimilabili a veri e propri fotografi che provvedono a descrivere nel processo verbale di contestazione dati e circostanze riscontrate durante l’accesso. Al contrario, gli accertatori hanno il compito di valutare criticamente quanto riscontrato dai verificatori e di decidere, autonomamente, che tipo di accertamento effettuare e, dunque, anche se effettuare un accertamento basato sule disposizioni antielusive. In quest’ultimo caso, però, la valutazione critica deve riguardare non solo le risultanze della verifica, ma anche le giustificazioni portate dal soggetto verificato, richieste dall’ufficio prima dell’emissione dell’atto impositivo.
Nel merito, invece, occorrerà spiegare le ragioni sottostanti le scelte operate. Anche se la difesa deve essere valutata caso per caso proprio in base alle contestazioni dell’ufficio, sarà necessario far rilevare, da un lato, l’impossibilità per l’Amministrazione di contestare minori costi o maggiori ricavi esclusivamente sulla base di asserite scelte e condotte antieconomiche dell’imprenditore e, dall’altro, l’infondatezza nel merito della condotta antieconomica, evidenziando le ragioni che hanno motivato le scelte contestate e, se del caso, l’insussistenza in concreto di alcuna forma di risparmio di imposta.
La nuova procedura
I nuovi atti antiabuso dovranno essere preceduti, a pena di nullità, dalla notifica al contribuente di una richiesta di chiarimenti da fornire entro 60 giorni, in cui sono indicati i motivi per i quali si ritiene abusiva l’operazione. La richiesta di chiarimenti andrà notificata come gli altri atti impositivi e, dunque, secondo le stesse modalità ed entro gli stessi termini di decadenza, in base alle imposte contestate: generalmente, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione in caso di contestazione di operazioni abusive ai fini delle imposte dirette, Irap e Iva. Una volta ricevuta la richiesta di chiarimenti, il contribuente avrà dunque 60 giorni di tempo per fornire le spiegazioni sulle operazioni che, secondo l’ufficio accertatore, configurerebbero l’abuso, e soprattutto a motivare le ragioni extrafiscali che ne giustifichino l’effettuazione.

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