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Ventunomila detenuti in eccesso

Sono 66.568 i detenuti presenti nelle 206 carceri italiane, a fronte di una capienza regolamentare di 45.849 unità. Gli stranieri sono 23.838, vale a dire il 35% del totale, in maggior parte marocchini (4.633), rumeni (3.647), tunisini (3.037) e albanesi (2.839). A livello di aree geografiche, 9.402 soggetti si trovano in Lombardia, 8.072 in Campania e 7.171 nel Lazio. Sono oltre 19 mila, invece, i condannati ammessi a una misura alternativa alla detenzione in carcere (si veda tabella in pagina). Quasi 10 mila risultano in affidamento in prova ai servizi sociali, che possono essere concessi se la pena detentiva inflitta (o anche il residuo da scontare) non supera i tre anni. Circa il 40% di questi arriva da una condizione di libertà. I dipendenti da alcol o droghe affidati in prova sono più di 2.600.

Circa 9 mila soggetti, invece, sono assoggettati alla detenzione domiciliare, mentre 863 persone beneficiano della semilibertà, cioè della possibilità di trascorrere parte del giorno fuori dall’istituto di pena per partecipare ad attività lavorative o sociali. Sono questi i dati, aggiornati al 30 settembre 2012, diffusi dal ministero della giustizia sulle misure alternative alla detenzione, che costituiscono il principale strumento volto ad evitare un eccessivo affollamento delle carceri e a favorire il reintegro dei detenuti nella società.

Per quanto attiene alle misure di sicurezza, i soggetti sottoposti a libertà vigilata sono 2.733, mentre più contenuta risulta l’applicazione delle sanzioni sostitutive della semidetenzione (8 casi) e della libertà controllata (170 casi). Sono oltre 2.400, invece, i condannati che stanno prestando lavoro sostitutivo, vale a dire prestazioni non retribuite a favore della collettività da svolgere presso amministrazioni pubbliche, organizzazioni assistenziali e onlus. In particolare, 1.337 casi riguardano lavori di pubblica utilità in sostituzione di pene per violazioni al codice della strada.

Ma le statistiche elaborate dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria evidenziano anche il numero complessivo di condannati usciti dagli istituti penitenziari ai sensi della legge n. 199/2010 (c.d. «svuota carceri») e successive modifiche. In totale, ad aver beneficiato della possibilità di scontare l’ultimo anno di detenzione (poi elevato a 18 mesi dal dl n. 201/2011) presso la propria abitazione sono stati in 7.889, di cui 518 donne. E proprio in tema di donne, i dati sottolineano come a essere complessivamente in carcere siano in 2.801, ossia in misura pari al 4,2% dei detenuti totali. Le straniere sono 1.116 e provengono principalmente da Romania (273), Nigeria (134) e Bosnia-Erzegovina (50).

Non manca, poi, una panoramica sulla situazione giudiziaria dei 66.568 detenuti: 38.388 di loro, ossia il 58% del totale, stanno scontando una o più sentenze definitiva, mentre gli imputati custoditi in carcere sono 26.780. I soggetti in attesa del giudizio di primo grado sono 13.487, quelli che attendono la pronuncia d’appello 7.220 e quelli ricorrenti per cassazione 4.494. I restanti 1.579 soggetti presentano uno status misto, ossia sono imputati in più procedimenti, ma senza nessuna condanna passata in giudicato ancora a carico.

Infine, da via Arenula arrivano indicazioni sull’andamento delle attività rieducative svolte nella fase dell’esecuzione della pena. Si tratta di un’insieme di misure e interventi rivolti a condannati e internati finalizzati a «promuovere un processo di modificazione degli atteggiamenti che sono da ostacolo ad un’effettiva partecipazione sociale». A fine settembre i condannati soggetti all’osservazione della personalità erano 19.532, di cui 15.332 in stato di detenzione. Tale attività è svolta, oltre che dal direttore dell’istituto penitenziario, da educatori, assistenti sociali, esperti (psicologi, criminologi ecc.) e dalla polizia penitenziaria. Sono poi previsti appositi Got (gruppi di osservazione e trattamento) composti anche da personale sanitario, volontari, cappellani e insegnanti.

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