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Venti nuovi obblighi fiscali

In cinque anni un mare di adempimenti ha inondato il sistema fiscale. Con addirittura 20 nuovi obblighi fiscali introdotti per imprese e professionisti. Tanti sono, a partire dall’introduzione del 730 precompilato, 2014 appunto, i nuovi obblighi, tra comunicazioni, certificazioni e adempimenti connessi alla liquidazione di imposte, introdotti a carico di imprese ed intermediari che ne sopportano il relativo costo. Sia quello diretto puramente economico, sia indiretto in termini di tempo impiegato nell’espletare l’adempimento stesso.

Di questi 20 nuovi obblighi fiscali ben 13 sono connessi proprio al modello 730 precompilato.

Il precompilato nato con l’intento di voler semplificare la vita fiscale a coloro che presentano il 730, circa 21 milioni di italiani l’anno tra dipendenti e pensionati, sembra però aver complicato l’esistenza ad un’ampia platea di soggetti chiamati di fatto alla compilazione materiale del modello attraverso l’invio di numerose e complesse comunicazioni all’Agenzia delle entrate che di contro si «limita» a smistare ed inserire i dati forniti.

Si va (dagli asili nido alle imprese funebri, dai medici ai veterinari, dagli intermediari finanziari agli amministratori di condominio, dalle università fino ad arrivare agli enti del terzo settore. Un vero e proprio esercito di contribuenti e ovviamente di intermediari, chiamati all’invio di spese sanitarie, rimborsi, contributi previdenziali, spese universitarie e erogazioni liberali e chi più ne ha più ne metta al solo fine di «riempire» le caselle del precompilato il cui risultato in termini di utilizzo è tra altro piuttosto ridotto.

Dei 21 milioni circa di 730 presentati ogni anno infatti solo 2,9 milioni sono inviati tramite utilizzo del precompilato e, di questi, solo circa 500 mila sono inviati senza modifiche accettando completamente il modello predisposto dall’Agenzia delle entrate.

Conti alla mano quindi meno del 3% dei 730 è completamente automatizzato e viene dunque da chiedersi se l’effettivo beneficio sia di fatto superiore al costo che la collettività di imprese ed intermediari, commercialisti in primis, ne sopporta ogni anno in termini appunto di tempo e soldi spesi.

Oltre a quelli connessi al precompilato però altri sette adempimenti hanno «arricchito» la vita fiscale degli italiani alcuni dei quali hanno sollevato dibattiti e polemiche non ancora completamente sedati.

Il più famoso è di certo lo spesometro, adempimento ora abrogato ma che in passato prevedeva una cadenza annuale, divenuta poi trimestrale/semestrale e che, oltre all’ormai noto buco privacy, nel suo anno di restyling 2017 si è rilevato tanto pericoloso in termini di violazione dei dati personali quanto complesso in relazione a compilazione e invio, tanto da dover essere prorogato numerose volte. Anche lo spesometro è stato messo in cantina nel 2018, sostituito da quello che è definibile però come sviluppo giornaliero dello spesometro stesso, ovvero la fatturazione elettronica, vera e propria rivoluzione fiscale ancora in fase di assestamento che, oltre ai problemi propri circa normativa e gestione software, è stata accompagnata anch’essa da altri tre adempimenti «correlati» ovvero l’esterometro e la liquidazione del bollo trimestrale e l’invio telematico dei corrispettivi.

L’esterometro, adempimento mensile riguardante l’invio dei dati delle operazioni attive e passive effettuate nei confronti di operatori non residenti, prevede 12 invii l’anno ed è la novità del 2019 così come lo è il calcolo «automatico» da parte dell’Agenzia del bollo sulle fatture elettroniche inviate, obbligo questo che invece è trimestrale. E dal 1° luglio di partirà con l’invio dei corrispettivi telematici, adempimento per ora riservato a soggetti ad «alto» volume d’affari ma che dal 1° gennaio 2020 sarà a regime per tutti

Giuliano Mandolesi

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