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Il Venezuela lancia il Petro, criptovaluta ancorata al greggio

Appena una settimana fa era stato il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi a invitare alla prudenza sui bitcoin, che altri non esitano a definire apertamente una truffa o, nel migliore dei casi, una speculazione pericolosa. Invece il Venezuela ieri è diventato il primo Stato a lanciare ufficialmente la propria cripto-valuta, battezzata Petro e ancorata al petrolio, una delle risorse più abbondanti nel Paese messo in ginocchio dalla crisi e dall’inflazione. Davanti alla difficoltà di finanziarsi sui mercati internazionali, per il presidente Nicolas Madurola nuova valuta virtuale è un escamotage creativo per reperire risorse. Caracas emetterà i Petro in un’Ico (Initial coin offering). La criptovaluta è una sorta di gettone digitale che, una volta acquistato, potrà essere scambiato sul mercato. Nel documento di presentazione del progetto, si legge inoltre che «potrebbe essere usata» per comprare beni, servizi e anche per pagare le tasse. La prevendita di Petro, già iniziata il 20 febbraio, sarà seguita dall’Ico vera e propria, a partire dal 20 marzo. In tutto saranno emessi 100 milioni di Petro. Più della metà di quanto raccolto finirà in un fondo sovrano, ma il 17,6% resterà però nelle mani dello Stato. Maduro spera perciò di vendere 82,4 milioni di criptomonete, a 60 dollari americani, anche se il valore potrebbe variare in base al prezzo del barile).

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