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Veneto e Vicenza, prima i piani e poi il partner

Che ci siano già da tempo proposte d’acquisto da parte di più d’un fondo straniero – statunitense in prima fila – è fuori di dubbio. L’appetibilità di Popolare di Vicenza e Veneto Banca è innegabile, nonostante la redditività stenti ancora ad arrivare e molto ancora ci sia da fare per stabilizzare gli istituti. E chi prima arriva all’acquisto ha la possibilità di portarsi a casa le due banche a prezzi stracciati. Per questo Alessandro Penati, presidente di Quaestio, la Sgr del fondo Atlante, che nelle due venete ha iniettato aumenti di capitale per 2,5 miliardi di euro divenendone il proprietario, prende tempo e studia le mosse future, intenzionato a non ricavare da una possibile vendita meno di quanto abbia speso, ma cosciente, nel contempo, che l’ingresso di un nuovo socio e nuova liquidità permetterebbe il risanamento, anche a costo di sacrifici impopolari, e accelererebbe l’uscita di scena di Atlante. Per questo c’è attesa per i piani industriali che presenteranno a fine mese i due istituti. Da lì si vedrà quanto è stato imposto da Atlante e dove ci si dirigerà. Soprattutto in merito a presunti licenziamenti collettivi, su cui si stanno scatenando sindacati e istituzioni dopo le indiscrezioni di stampa che parlerebbero di 1.500 esuberi a Vicenza e circa 1.000 a Montebelluna. «L’intero costo del lavoro di Popolare Vicenza e Veneto Banca non arriva a 700 milioni annui – ha detto ieri Giulio Romani, segretario generale di First Cisl -, cioè meno di quanto la sola Banca Popolare di Vicenza ha perso nei primi sei mesi dell’anno. Chiunque sia a voler sperimentare i licenziamenti nel settore sappia che si assumerà la responsabilità di una rottura che andrà ben oltre il perimetro dell’azienda». Sull’argomento, però, hanno voce in capitolo anche gli attuali vertici delle due banche, secondo i quali, ferma restando la tutela dei lavoratori, non ci sarebbe nulla di definitivo sugli esuberi e sui licenziamenti, e i quali non avrebbero per il momento ricevuto nessuna indicazione in questo senso da Atlante.
Intanto, ieri il consiglio di amministrazione di Veneto Banca ha messo a punto gli estremi per l’avvio dei tavoli di conciliazione e ha esaminato i regolamenti dell’organico. Oggi, invece, cda previsto a Vicenza, nel quale si procederà alla seconda parte di discussione sul nuovo piano industriale e anche ad approvare tempi e modi per i tavoli di conciliazione (migliaia i contenziosi, tanto da costringere il Tribunale di Vicenza ad aprire una nuova sezione bancaria esclusivamente dedicata). Per entrambe le banche è in vista l’assemblea dei soci: non ancora fissata a Vicenza, mentre a Montebelluna si svolgerà il prossimo 16 novembre, con all’ordine del giorno l’azione di responsabilità.
Veneto Banca ha intanto incassato ieri le dimissioni di Pierluigi Bolla, ex presidente della capogruppo, dalla carica di amministratore di Banca Intermobiliare (Bim). «In conformità alla richiesta del 10 agosto 2016 da parte del presidente Beniamino Anselmi», recita una nota, le dimissioni di Bolla sono irrevocabili e con effetto immediato.

Katy Mandurino

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