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Veneto, via all’aumento al prezzo di 10 centesimi entra il fondo Atlante

Il consiglio fiume di due notti fa e la lunghissima attesa per la comunicazione ufficiale, che si è protratta per tutta la giornata di ieri, non hanno portato nessuna sorpresa positiva per gli 88 mila soci di Veneto Banca: le nuove azioni in sede di aumento di capitale verranno offerte tra un minimo di 0,10 euro ad un massimo di 0,50 euro. Ma il minimo in questo caso coincide con il massimo (0,10 è il prezzo cui sottoscriverà le azioni il fondo Atlante e varrà per tutti gli altri potenziali azionisti); ed è persino ancora troppo, rispetto a quanto valgono in Borsa le altre banche. «L’operazione spiega il comunicato della banca – risponde al precipuo fine di evitare un possibile rischio sistemico e di limitare al massimo l’impatto per le economie dei territori nei quali opera l’istituto».
Magra consolazione, per chi aveva sottoscritto le azioni ai tempi d’oro, quando imperava Vincenzo Consoli e i titoli di Veneto Banca valevano 40,75 euro. Era l’epoca in cui tutto l’istituto valeva pochi spicci meno di 5 miliardi, mentre adesso la quota dei vecchi soci si è ridotta a poco più di 12 milioni. Si leccano le ferite gli attuali soci, come hanno fatto poche settimane fa i “cugini” della Vicenza, che di miliardi ne hanno bruciati 6, mentre pochi mesi fa gli obbligazionisti, spesso ignari, dei bond subordinati di Banca Marche, Popolare Etruria, Cari-Ferrara e CariChieti avevano in mano (solo al retail) circa 330 milioni di titoli travolti dallo tsunami della risoluzione.
Anche per Veneto Banca, come per la Vicenza, il Fondo Atlante ha firmato il contratto di subentro nella garanzia agli istituti del consorzio di collocamento (e proprio le dieci firme necessarie sembrano aver rallentato il processo di ufficializzazione dell’accordo). Atlante ha subordinato la garanzia al raggiungimento del 50,1% della banca: non dovrebbe aver difficoltà a raggiungere il numero sufficiente di azioni. A questo punto tutto dovrebbe essere pronto per tentare comunque di collocare una parte della banca, magari ai grandi soci del passato (che sembrano puntare ad una quota vicina al 15-25%). Anche su questo fronte il clima è avvelenato: ieri il vice presidente Giovanni Schiavon (oggetto a sua volta di polemiche nei giorni scorsi, per due presunti regali di pregio ricevuti da Consoli) a proposito della banca ha parlato di «livello reputazionale, fiducia, raccolta e liquidità in continua discesa e di un ambiente pesante da tagliare col coltello ». Parole cui ha risposto per le rime il presidente della banca, Stefano Ambrosini, secondo cui Schiavon «parla a titolo personale, quando in realtà sarebbe assai opportuno non parlare affatto, specie in un momento così delicato». L’aumento partirà l’8 giugno (sempre che arrivi nel frattempo l’ok della Consob) per concludersi entro fine mese. Quasi la stessa tempistica prevista per il Banco Popolare. L’istituto guidato da Pier Francesco Saviotti, alla vigilia delle nozze con la Bpm, deve realizzare infatti un aumento di capitale da un miliardo. L’ok della Consob potrebbe arrivare oggi: in questo caso l’obiettivo è di partire con il collocamento il 6 giugno.
Oggi invece si riunirà il comitato nomine di Unicredit, per scegliere il cacciatore di teste (può darsi che siano due) per individuare il nuovo amministratore delegato. Per il presidente, ammesso che venga a sua volta sostituito, i tempi sono invece più lunghi (di mesi) e comunque ieri c’è stato il passo indietro di Lucrezia Reichlin, che ha escluso di essere candidata a sostituire Giuseppe Vita. Si sono invece dimessi due consiglieri della banca: Manfred Bischoff e Helga Jung. Per sostituire quest’ultima Allianz ha comunicato l’intenzione di proporre Sergio Balbinot (in passato ad di Generali).

Vittoria Puledda e Ignazio Visco

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