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“Veneto, soci esposti per 1 miliardo”

«Non faremo la fine della Popolare Vicenza. Siamo un’altra realtà e abbiamo due consorzi, uno italiano con banca Imi e uno internazionale che garantiscono la copertura dell’aumento». Vuole apparire ottimista, e non poco, Pierluigi Bolla, presidente uscente di Veneto Banca. L’istituto di Montebelluna ha il compito di riscattare l’onore delle popolari italiane dopo la debacle della Vicenza, con il mercato che ha disertato in massa l’invito a partecipare all’aumento di capitale da 1,5 miliardi.
Per Veneto Banca si tratta “solo” di un miliardo. Ma la questione non è tanto legata ai soldi, ma alle regole di governance. E di trasparenza. Qualità che, secondo Bolla, non avrebbe una delle due liste che si presenterà domani all’assemblea dei soci a Mestre per eleggere il nuovo consiglio di amministrazione. Una lista è espressione del cda uscente: Bolla si ripresenta con altri quattro, mentre i restanti sei candidati-consiglieri sono di fresca nomina. Gli sfidanti, secondo Bolla, sono in conflitto: «Molti dei candidati sono vicini all’ex amministratore delegato Vincenzo Consoli». Ma non è solo questo: secondo i dati forniti dallo stesso Bolla (e di cui si può leggere in una comunicazione ufficiale sul sito della banca) i soci proponenti dell’Associazione azionisti Veneto Banca e Per Veneto Banca sono esposti verso il gruppo «per 958 milioni, di cui 730 milioni rappresentati da crediti problematici, inclusi crediti deteriorati per 382 milioni di euro». Da parte sua, Bolla ha assicurato di non avare posizioni personali con la banca e di aver ridotto l’esposizione della sua azienda.
Dichiarazioni cui ha risposto Stefano Ambrosini, candidato presidente della lista degli sfidanti: «Ci vorrebbe più rispetto sia per gli avversari sia per i soci della banca considerando che questi ultimi hanno già perso molti soldi».
Il tema sta ovviamente molto a cuore alla autorità centrali bancarie. Non per nulla, da Francoforte, la Bce ha inviato una lettera molto “severa” che – a sua volta – verrà letta domani all’assemblea dei soci a Mestre. Documento in cui si ribadisce che «un assetto di governance adeguato è fondamentale per assicurare la sana e prudente gestione di una banca». Una «buona governance» a cui devono «contribuire tanto il consiglio di amministrazione quanto gli azionisti».
Cosa che, ha sottolineato la Bce, non è avvenuta in passato. Come si legge nella lettera: «Le attuali debolezze della banca, che hanno inciso pesantemente sul risultato economico, sul patrimonio e sul valore delle azioni negli ultimi anni, derivano, tra l’altro, dalla povertà degli attivi accumulati, dalle carenze nei controlli interni già rilevate nell’ispezione della Banca d’Italia del 2013, dalla necessità di apportare detrazioni al patrimonio in ragione del finanziamento di azioni della banca non dichiarato e non segnalato, nonché da prassi passate, attualmente oggetto di indagine da parte della magistratura».

Luca Pagni

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