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Veneto e Vicenza, gli aumenti al nodo del timing

C’è fiducia a Intesa Sanpaolo per l’aumento da un miliardo di Veneto Banca atteso sul mercato a giugno.Un po’ meno a UniCredit per quello di Popolare di Vicenza, se è vero che si sta valutando la possibilità di uno slittamento in attesa di condizioni di mercato più favorevoli.
Attraverso Banca Imi, Intesa è alla guida del consorzio di garanzia e ieri – dopo i timori rilanciati dal Financial Times per l’operazione “cugina” di Vicenza – il ceo Carlo Messina è intervenuto sull’argomento: «L’operazione deve essere lanciata nei prossimi mesi – ha detto il manager -, quindi dipenderà dalle condizioni di mercato la possibilità di poter completare con successo il consorzio di garanzia. In ogni caso non vedo nessun problema». Certo, sul prezzo ci sarà da reggersi forte: «Sono convinto che anche in un mercato come questo esistono dei prezzi ai quali possono essere completate queste operazioni», ha tagliato corto Messina.
Specificando poi che non c’è alcuna disponibilità a entrare eventualmente in corsa dentro al consorzio per l’aumento di Vicenza: «Ogni banca si fa la sua», ha detto Messina. Dunque sull’aumento e ipo di Vicenza per ora rimane coinvolta solo UniCredit, che in serata ha dichiarato che valutazioni sono in corso per capire «se esistono le condizioni per realizzare l’operazione nei tempi previsti». In pratica, il gruppo sta ragionando anche sulla possibilità di uno slittamento, opzione su cui la banca ha smentito contatti con il Governo ma che dipende unicamente dalla Bce, visto che Francoforte ha fissato tempi e ammontare della ricapitalizzazione. Intanto, Reuters ha calcolato che un’eventuale incorporazione di Popolare Vicenza conseguente al mancato successo dell’aumento costerebbe circa 20 punti base sul Cet1, attualmente pari al 10,7%. Tra l’altro, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore UniCredit figurerebbe, pur in seconda fila e cioè da bookrunner, anche nel consorzio di Veneto Banca, insieme a Imi, Ubs, SocGen, Credit Suisse e Citi (global coordinator) e Commerz, Barclays, Natixis, Nomura (bookrunner).
I crediti deteriorati
Tornando a Intesa Sanpaolo, ieri il ceo Carlo Messina – che ha presentato un accordo con il ministero delle Politiche agricole – ha parlato anche di crediti deteriorati: «Un punto sul quale il governo dovrebbe spingere è l’accelerazione dei tempi di recupero delle sofferenze a 2-3 anni. È inaccettabile dover aspettare otto anni». Tra i dossier all’attenzione del Governo, o comunque che destano una certa preoccupazione, rimane anche Mps, da cui però Intesa punta a tenersi lontana dal momento che «industrialmente sarebbe un’operazione che non può creare alcun valore per gli azionisti, i clienti e chi lavora in banca», ha ribadito Messina. Aggiungendo poi che «Noi siamo sovrapposti con Mps in tutta Italia e quindi non vedo la possibilità di realizzare un’operazione che abbia un valore industriale». Il manager è intervenuto anche sul recente accordo Banco-Bpm («Sarà una banca forte, nel nostro Paese c’è bisogno di altre concentrazioni») e su Rcs: «Noi siamo il principale creditore e vogliamo tutelare i nostri interessi nella società attraverso la tutela dei crediti. Se questo dovesse richiedere un aumento di capitale, questa sar la posizione della nostra banca».
Banca Imi, oggi le nomine
Secondo quanto si apprende, per oggi alle 12 sarebbe in agenda un consiglio di gestione di Intesa, alla penultima riunione prima dell’assemblea. Convocazione d’urgenza per designare il nuovo cda di Banca Imi che sarà nominato nel pomeriggio dall’assemblea (unico socio Intesa): alla presidenza è attesa la designazione di Gaetano Miccichè.

Marco Ferrando

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