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Veneto Banca va in Borsa Nuovo aumento dopo l’Ipo

Veneto Banca avvia l’iter per la quotazione in Borsa. E chiederà ai soci la delega per un nuovo aumento di capitale. 
Le due decisioni sono state prese l’altro ieri dopo un consiglio di amministrazione fiume finito a tarda sera, in cui è stata comunque ribadita la ferma intenzione di procedere a possibili integrazioni con altri istituti bancari.
La “mossa” della banca di Montebelluna era in qualche modo prevista e attesa, per vari motivi. Anzitutto, perché è una decisione in linea con le indicazioni giunte dalla Bce, cioè di accelerare i tempi verso Piazza Affari, allo scopo di ridimensionare e rendere più vicino al mercato il valore delle azioni, già svalutate ampiamente negli scorsi mesi, che continua a godere di multipli troppo alti (mediamente un istituto di credito quotato viene valutato 0,6-0,7 volte il patrimonio netto; spesso le banche non quotate si auto-valutano più del doppio o triplo del patrimonio). In secondo luogo, perché entrare nel mercato azionario renderebbe più agevole l’integrazione con un altro istituto quotato, forse Bper, interlocutore da qualche tempo privilegiato di Veneto Banca.
Gli stessi vertici di Bper avevano ribadito qualche settimana fa che l’eccesso di divario tra le valutazioni delle due banche continuava ad essere un elemento di criticità, ma che restava in piedi l’ipotesi di un consolidamento della popolare dell’Emilia Romagna verso il Veneto. La quotazione in Borsa – il cui iter, nelle intenzioni del consiglio di amministrazione dovrebbe concludersi «entro il corrente esercizio», come recita la nota diffusa ieri – è strategica anche per un terzo motivo: renderebbe più appetibile la banca di fronte ad investitori forti che darebbero l’ossigeno mancante, preventivato con la vendita di Bim, ma mai arrivato. La questione della cessione di Banca Intermobiliare rimane sotto la lente della Bce: Veneto Banca aveva messo in conto un incremento di 50 punti base del Cet 1 ratio grazie alla cessione, ma l’operazione non è andata in porto e ora si dovrà attendere che la cordata di acquirenti riformuli l’offerta. Da ultimo, ma non meno importante, la quotazione in Borsa consentirebbe ai soci di negoziare le azioni Veneto Banca sul mercato assicurandone la liquidabilità e cercando di salvaguardare in particolare i piccoli azionisti, da mesi sul piede di guerra per la svalutazione coatta delle azioni. 

Nell’ambito di questa prospettiva «il Cda – continua la nota dell’istituto -, dopo aver sottoposto all’esame della Bce il Capital Plan aggiornato volto al raggiungimento dei requisiti patrimoniali assegnati a Veneto Banca, rispettivamente pari al 10% in termini di CET1 e all’11% in termini di TCR, ha inoltre deciso di chiedere ai Soci la delega per un’operazione di aumento di capitale da realizzarsi entro i primi mesi del 2016 e comunque successivamente all’avvenuta quotazione in Borsa, per un ammontare che, alla luce delle valutazioni della Bce sul Capital Plan, sia in grado di assicurare anche prospetticamente un adeguato buffer dei requisiti patrimoniali previsti». Dunque, all’orizzonte c’è un nuovo (e necessario) aumento di capitale, probabilmente di 600-800 milioni di euro, forse già contestuale alla quotazione. Non solo: proprio per sostenere il rafforzamento patrimoniale della banca, sarebbe nata in questi giorni in Veneto una associazione di azionisti forti chiamata “Per Veneto Banca” con l’obiettivo di preservare il carattere di banca dei territori e di sostenere le realtà imprenditoriali locali. Ne sarebbero soci fondatori, tra gli altri, anche Luca Ferrarini, l’imprenditore dell’omonima industria alimentare emiliana, e Attilio Carlesso, presidente della Cantina sociale di Soave, nel Veronese, assieme ad altri imprenditori e professionisti veneti. Nel giro di pochi mesi gli azionisti intenderebbero raggiungere il 10-15% del capitale detenuto. Probabilmente prima di ottobre, data in cui si svolgerà l’assemblea per la trasformazione in spa.
L’iter per trasformare Veneto Banca in spa sta andando avanti, anche questo è stato ribadito durante il cda di martedì: «Il consiglio ha deciso l’avvio del procedimento di approvazione della proposta di modifica da apportare obbligatoriamente allo Statuto della Banca in conformità a quanto previsto dalla normativa vigente e dalle indicazioni dell’Autorità di Vigilanza». Restano aperti altri due cantieri: il primo è quello che riguarda il lavoro dell’advisor, Rothschild, che sta studiando le opzioni (aggregazione, fusione, stand alone) più adatte alla banca, mentre il secondo riguarda la riorganizzazione del management e dei vertici dirigenziali.

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