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Veneto Banca, stop Bce su Bim

Si fa complicata la cessione di Banca Intermobiliare, detenuta da Veneto Banca, alla cordata di investitori capitanata dal vicepresidente della stessa Bim, nonchè storico azionista dell’istituto, Pietro D’Aguì. 
Nella giornata di ieri Bim ha comunicato di aver ricevuto nei giorni scorsi una nota da parte degli stessi imprenditori interessati all’acquisto. Da questa emerge che la Bce ha notificato alla cordata di aver avviato un «progetto di decisione di diniego» rispetto alla richiesta di autorizzazione dell’operazione. Nel contempo, Francoforte ha concesso alla cordata di imprenditori la possibilità di presentare entro venerdì eventuali controdeduzioni. Da parte loro, gli investitori si riservano di «valutare le argomentazioni» della Bce e di volersi «attivare» per «difendere i propri diritti».
Nel dettaglio, l’operazione prevedeva la cessione del 51,4% di Bim – considerata la banca del salotto finanziario piemontese – per un corrispettivo di 289 milioni di euro (di cui 230 cash e restanti 58 milioni in azioni Veneto Banca) a una cordata di investitori formata da diversi nomi noti della finanza italiana, tra cui la famiglia Segre, Carlo De Benedetti, Luca Cordero di Montezemolo, la famiglia Giovannone e un fondo di private equity, Duet Bim, società di diritto irlandese il cui referente rimane ignoto. A capitanare la cordata è Pietro D’Aguì, ex a.d. dell’istituto, che tramite la sua Gestinter arriverebbe a detenere il 10% dell’intero pacchetto. Il deal includeva il lancio di un’Opa, da parte della cordata di investitori, che sarebbe dovuta iniziare nel primo semestre dell’anno. Dopo aver presentato la richiesta di autorizzazione in febbraio presso Banca d’Italia, la cordata è rimasta in attesa del disco verde. Che tuttavia ora sembra allontanarsi.
Non sono stati comunicati i motivi all’origine della decisione dell’Authority. A quanto risulta al Sole 24 Ore però, nel mirino della vigilanza effettuata da Bce e Banca d’Italia, che hanno monitorato in maniera congiunta l’operazione, potrebbe esserci stato in particolare il mancato rispetto dei requisiti di onorabilità previsti dalla Crd IV da parte di alcuni componenti della cordata. Inoltre, tra i criteri che – in virtù dell’articolo 23 della direttiva europea sulla vigilanza prudenziale degli enti creditizi – vengono richiesti per definire l’idoneità del candidato acquirente c’è anche quello della solidità finanziaria dell’acquirente. Un tema, quest’ultimo, che potrebbe essere stato oggetto di approfondite valutazione da parte degli ispettori sempre in riferimento ad alcuni componenti della cordata.
Ora si attendono le controrisposte da parte degli investitori, che, a quanto risultava ieri, starebbero valutando le controdeduzioni da fornire alla Vigilanza. Un’impresa non facile, vista la mossa esplicita e il peso di Francoforte che, per la prima volta dal novembre scorso, quando è scattato il Meccanismo di vigilanza unica bancario a livello europeo, ha acceso il semaforo rosso e bloccato un’operazione di compravendita.
Lo stop alla cessione di Bim ieri ha ovviamente spiazzato il titolo che, dopo una sospensione in asta di liquidità, è tornato ai normali scambi di Borsa ma registrando in calo del 13,66% a un minimo di 2,99 euro.
A non gioire dell’eventuale stop alla cessione è infine la parte venditrice, ovvero Veneto Banca. L’istituto guidato da Vincenzo Consoli aveva messo in conto un incremento di 50 punti base del Cet 1 ratio grazie all’incasso. Senza il deal, l’indice scenderebbe quindi dall’attuale 10,3% pro-forma (inclusivo anche della cessione di Ipibi) al 9,8% circa, al di sotto dell’asticella minima del 10% imposta dalla stessa Bce. Nel contempo, tuttavia, la banca di Montebelluna conta di riportarsi al di sopra della soglia d’allarme grazie alla vendita di un’altra partecipazione, quella del 10% circa detenuto in Icbpi: nelle casse di Veneto Banca dovrebbero arrivare circa 200 milioni di euro, che potrebbero valere all’incirca quei 50 punti base “persi” con Bim. La firma è attesa proprio per domani.

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