Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Veneto Banca, spunta il dossier dell’ex manager

Un dossier di «controdeduzioni» che può aprire nuovi scenari investigativi. Perché il vice direttore generale di Veneto Banca, Mauro Gallea, già a dicembre 2013 aveva sollevato perplessità sui dati forniti a Bankitalia dagli ex ad e presidente dell’istituto, Vincenzo Consoli e Flavio Trinca. Un particolare che emerge dall’incartamento giudiziario della Procura della Repubblica di Roma, che ha iscritto nel registro delle notizie di reato i due alti funzionari, accusati di ostacolo alla vigilanza dei tecnici di Palazzo Koch.
Il «carteggio Gallea», dunque, potrebbe suffragare l’ipotesi investigativa battuta dal Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza, al comando del generale Giuseppe Bottillo. E non è escluso che il documento del vice direttore generale di Veneto Banca possa tornare utile anche per l’inchiesta bis, quella della Procura della Repubblica di Treviso che indaga su Consoli e Trinca per aggiotaggio. Dagli stessi atti investigativi emerge tutto l’interesse per la versione dei fatti di Gallea. Secondo gli stessi magistrati «questi ha esposto mirate controdeduzioni su tale precipuo argomento (occultamento dei dati reali all’Autorità di vigilanza, ndr), nel corso della riunione del Consiglio di amministrazione del 4 dicembre 2013». Non è escluso, dunque, che l’alto funzionario sarà ascoltato per chiarire i contorni della presunta operazione illecita imputata a Consoli e Trinca, accusati di aver depauperato il patrimonio di vigilanza, principale parametro per la valutazione dell’istituto, attraverso erogazioni di crediti a soggetti privi dei requisiti minimi ma che, in cambio, avrebbero dovuto acquistare azioni di Veneto Banca. Si tratta, comunque, di presunti illeciti compiuti nel corso della vecchia gestione. Lo stesso istituto, infatti, ha tenuto a precisare che «attualmente le erogazioni creditizie» sono basate su «una rigorosa valutazione del merito» e si riferiscono a questioni «ormai datate, frutto dell’ispezione della Banca d’Italia del 2013, evidenziando deficit patrimoniali che risalgono al 31 marzo 2013». Come emerge dagli atti del procuratore aggiunto di Roma, Nello Rossi, e del sostituto Francesca Loy, «nelle segnalazioni periodiche a Banca d’Italia» sarebbe stato riportato «un patrimonio di vigilanza pari a euro 2 miliardi 12 milioni 923mila euro, in luogo di quello effettivo pari a euro 1 miliardo 662 milioni 948mila euro».
Tutto ciò – è l’ipotesi preliminare – per celare presunte erogazioni di finanziamenti a soggetti (persone fisiche e giuridiche), prive dei requisiti di accesso al credito. Stando alla ricostruzione in corso di verifica, i crediti sarebbero stati elargiti dietro un’imposizione: l’acquisto di azioni di Veneto Banca. Un particolare che emerge dagli stessi atti d’indagine, nella parte in cui la Procura ritiene che ci sarebbe stata «la cessione di pacchetti azionari della banca ad azionisti della capogruppo Veneto Banca scpa, che ottenevano in cambio facilitazioni e l’erogazione di linee di credito e/o finanziamenti in assenza dei requisiti minimi richiesti, con l’effetto di determinare un livello del portafoglio “azioni proprie” più elevato di quello contabilmente riscontrabile». Un’operazione che avrebbe provocato una «diminuzione del capitale dell’istituto per circa 157 milioni di euro».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non deve essere stato facile occupare la poltrona più alta della Bce nell’anno della peggiore pes...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prelios Innovations e Ibl Banca (società attiva nel settore dei finanziamenti tramite cessione del ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La pandemia ha spinto le famiglie italiane a risparmiare di più. E questo perchè il lockdown e le ...

Oggi sulla stampa