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Veneto banca, sì dei soci all’azione di responsabilità

Via all’azione di responsabilità, anche se giudicata da molti troppo debole nei contenuti, e rassicurazioni a soci, stakeolders e opinione pubblica sui licenziamenti, su cui «non manca la sensibilità sociale». In attesa del piano industriale, che sarà «importante, di svolta e cambiamento, e messo a punto entro la fine dell’anno».
Sono questi gli elementi di novità scaturiti dall’assemblea di ieri dei soci di Veneto Banca, svoltasi a Volpago del Montello, nei pressi di Montebelluna. Dopo poco più di due ore di discussione sull’unico punto all’ordine del giorno – l’azione di responsabilità – e una ventina di accesi interventi dalla platea, l’assemblea (più di 500 persone) ha dato il via libera, con il 99,99% di sì, all’azione di responsabilità nei confronti dei componenti del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale dell’istituto in carica sino al 26 aprile 2014 e dell’ex dg Vincenzo Consoli (da agosto agli arresti domiciliari con l’accusa di aggiotaggio e ostacolo all’attività di vigilanza). Presente il 97,69% del capitale (il 97,64% è in mano al fondo Atlante). I contrari sono stati lo 0,0001%, stessa percentuale per gli astenuti.
Un’azione che si è – per il momento – limitata a prendere in esame l’esposizione con 40 clienti (per 402 milioni, che hanno provocato perdite e accantonamenti per 198 milioni), in merito all’erogazione, gestione e monitoraggio di affidamenti concessi dalla Banca dal gennaio 2006 e l’aprile 2014.

Si tratta di profili di responsabilità “pesanti”, legati alle gravi irregolarità riscontrabili nella gestione della banca. L’azione non prende in esame, però, i profili oggetto di contestazione nei procedimenti sanzionatori attivati dall’autorità di vigilanza o oggetti di accertamenti penali; per questi profili si è ritenuto di attendere i risultati dell’attività istruttoria. Le 40 operazioni sono state scelte fra quelle classificate come deteriorate, quelle che hanno subìto maggiori svalutazioni o stralci, quelle il cui valore è superiore a 1 milione e quelle che Bankitalia ha posto in evidenza. Le verifiche effettuate dai consulenti della banca hanno evidenziato «irregolare gestione degli ordini di compravendita» dei titoli dell’istituto, con Veneto Banca che assumeva «specifiche obbligazioni negoziali in favore di determinati clienti-azionisti nella prospettiva di favorire il mantenimento o l’accrescimento della partecipazione azionaria dei medesimi nella Banca», pagamenti a consulenti resi anche senza che i servizi fossero svolti, anomalie sulle assunzioni, stipendi e acquisto di opere d’arte e altri beni. Su questo punto la banca ha segnalato «come di particolare rilievo, anche per l’entità dei pregiudizi derivati all’istituto, le vicenda denominate “Castagner” e “Scanferlin”», ovvero quelle riferite ad alcuni dei soci forti della controllata Bim.
Una passo che andava fatto, dunque, l’azione di responsabilità. Ma parlano di “burla” gli esponenti delle associazioni dei piccoli azionisti, di una montagna che ha partorito un topolino, quando ragionano sul fatto che a ristorare gli 88mila soci danneggiati sarebbero poco più di 400 milioni. «All’incirca 4.500 euro per ciascuno – è stato detto -. Una cifra ridicola: chiediamo che sia presentata una proposta seria». È toccato rispondere al neo presidente Massimo Lanza, succeduto al dimissionario Beniamino Anselmi (quinto presidente in circa 30 mesi, dopo Favotto, Bolla, Ambrosini, Anselmi, «quasi come l’Inter….», ironizza un socio): «Le 40 posizioni sono soltanto l’inizio – ha aggiunto Lanza -. Da qualche parte bisognava cominciare e ci è sembrato che partire dai grossi affidamenti fosse il metodo più efficace». L’iter dell’azione di responsabilità è molto complesso, ha spiegato il presidente. «Se non si fa una due diligence il rischio è che si perda. Quello che noi abbiamo voluto fare è che questo percorso complesso si traducesse subito in un’azione immediata».
Il presidente è intervenuto anche sull’altro fronte caldo, quello degli esuberi (ne sarebbero previsti circa un migliaio), argomento legato al piano industriale e alla eventuale fusione con Banca Popolare di Vicenza. «A nessuno piace licenziare – ha detto Lanza, anche in riferimento alle motivazioni che avrebbero spinto Anselmi alle dimissioni -. In questo momento c’è l’elaborazione di un piano strategico che deve cercare di massimizzare gli interessi di tutti». Piano che arriverà, assicura l’ad Cristiano Carrus, entro l’anno, con un mese di anticipo sulla scadenza (fine gennnaio) per la presentazione. E che prenderà in esame anche la fusione con la Vicenza. «Quella della fusione – ha detto Carrus – può essere una strada. Stiamo facendo le nostre valutazioni, il piano industriale serve a questo, e a ridare a questa banca un valore non teorico ma pratico». Carrus è intervenuto anche sui crediti deteriorati: «Guardiamo a tutte le operazioni e cerchiamo la migliore per Veneto Banca», ha concluso il manager, ribadendo che le azioni allo studio, nell’ambito della messa a punto del nuovo piano strategico, «sono molte e passano da quattro crocevia: ricavi, costi fissi, portafoglio crediti, e reputazione, fronte quest’ultimo che condividiamo con Vicenza». Servirà a Veneto Banca un nuovo aumento di capitale? «Quando si chiudono i conti vedremo», così il presidente. I vertici dell’istituto, inoltre, non hanno voluto commentare l’esito della valutazione Srep della Bce, limitandosi a dire che con Francoforte i rapporti sono «costanti, quasi quotidiani».
L’altro tema caldo resta quello dei tavoli di conciliazione, ancora non attivati. Gli 88mila azionisti sono stati danneggiati dalla svalutazione quasi totale della scorsa primavera sui titoli, il cui valore oggi è di 0,10 euro contro i 39,50 di meno di due anni fa, ma le ipotesi di conciliazione prevederebbero risarcimenti non superiori al 20% del valore. La maggioranza degli azionisti, circa 45mila, risultano essere detentori di meno di 300 azioni. Altri 26mila possiedono dalle 300 alle mille azioni. L’insieme di questi piccoli azionisti, qualora fosse accettato un risarcimento del 20% del valore massimo raggiunto dalle azioni nel tempo, potrebbe essere risarcito dalla banca con un esborso di poco superiore ai 170 milioni. «Al tema si sta guardando molto attentamente – ha detto Carrus -. Non si può arrivare in fretta ad avere una risposta; stiamo definendo i ragionamenti per arrivare a una soluzione che deve passare dal Cda».

Katy Mandurino

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