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Veneto Banca, sì dei grandi soci all’aumento

«Guardi, eravamo 150 soci in rappresentanza di 2mila azionisti, abbiamo votato per alzata di mano e tutti, all’unanimità, hanno dichiarato l’intenzione di sottoscrivere l’aumento di capitale».
Bruno Zago, presidente di Per Veneto Banca, l’associazione dei grandi soci (l’8% circa del capitale) su cui sono puntati, e lo saranno per le prossime due settimane, gli occhi di tutta la comunità finanziaria, continua ad essere convinto delle tesi che porta avanti da giorni e si dice più che soddisfatto di come sia andata l’assemblea che domenica mattina è stata convocata per fare il punto della situazione, per “contarsi” e per capire quanto è realizzabile l’impresa – difficile – di raggiungere almeno il 25% dell’aumento di capitale dell’istituto di Montebelluna. La decisione unanime presa domenica mattina non è vincolante per i singoli investitori, non trattandosi di un patto di sindacato, ma Zago resta ottimista, non solo per il successo dell’appuntamento, ma anche perché «ognuno di noi azionisti, incontrando le persone di questo territorio, raccoglie richieste di informazioni, consensi, voglia di tentare il miracolo». E di miracolo si tratta, visto che, nonostante a Treviso si sia capaci di colpi di scena, ci si aspetta che si ripeta anche qui il copione visto con la Popolare di Vicenza. Ovvero l’ingresso del fondo Atlante nel 100% del capitale. Ieri, la stessa Borsa Italiana, emettendo il provvedimento di ammissione alle negoziazioni delle azioni Veneto Banca, ha sottolineato che, comunque, «la data di inizio delle negoziazioni verrà stabilita con successivo avviso subordinatamente alla verifica della sufficiente diffusione degli strumenti finanziari», ovvero se sarà sottoscritto un aumento di capitale sufficiente per raggiungere il flottante necessario (il 25%) per la quotazione (in occasione della Ipo della Banca Popolare di Vicenza, a inizio maggio, l’insufficiente diffusione degli strumenti finanziari aveva portato Borsa Italiana a bloccare la quotazione e a dichiarare decaduto il provvedimento con cui aveva disposto l’ammissione alle negoziazioni).
E sempre ieri girava voce che la cordata di imprenditori sarebbe tentata di fare un passo indietro, sulla scia delle condizioni poste da Atlante per l’ingresso nel capitale di Veneto Banca, ovvero la condizione di avere quel 50,1% che garantirebbe il controllo dell’ex popolare: «Qui nessuno si tira indietro, questa è una notizia completamente sbagliata – smentisce con forza Zago -. Sembrano voci messe in giro da chi teme che possiamo raggiungere con le nostre sottoscrizioni la maggioranza del capitale e quindi fa di tutto perché ciò non accada». «La cosa che mi rammarica – continua Zago – è che da parte della banca sembra non esserci nessuna iniziativa per convincere gli azionisti alle sottoscrizioni. Nelle filiali nessuno spiega nulla, dai vertici riceviamo risposte evasive e poco collaborative, come se la banca fosse commissariata e ci fosse un disegno già tracciato sul suo destino che nessuno può più cambare. Noi non ci stiamo».
Ma quanti soldi sono disposti a metterci i soci del territorio? Fermo restando che non si possono chiedere ai risparmiatori già martoritati e imbrogliati, «per qualcuno investire qualche migliaia di euro non è un problema in questa regione – rivela Zago -. Abbiamo una banca che vale 1,9 miliardi di euro; se la metà degli oltre 86mila soci versassero 12.500 euro ciascuno, raggiungeremmo oltre il 50% dell’aumento di capitale. E ci possono essere interventi anche sull’inoptato. Ma la cosa fondamentale è che non si vuole perdere la banca del territorio. Ne abbiamo già persa una, ora vogliamo combattere per tenerci Veneto Banca. Dobbiamo provarci, sono con noi le associazioni di categoria, le imprese, i dipendenti».
Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni. Intanto, per oggi si attende il prospetto informativo che dovrebbe fornire i dettagli tecnici per la sottoscrizione dell’aumento di capitale, mentre domani dovrebbe aprirsi ufficialmente l’offerta pubblica delle azioni. Appuntamento che si chiuderà a fine mese. La forchetta di prezzo è compresa fra un minimo vincolante di 0,1 euro e un massimo vincolante di 0,5 euro. Il collocamento prevede prima un’offerta in opzione agli attuali azionisti e poi il collocamento presso investitori istituzionali italiani ed esteri per la parte inoptata. Il fondo Atlante sottoscriverà le eventuali azioni inoptate e garantirà l’intero aumento di capitale, ma a condizione di avere post-aumento una partecipazione del 50,1%.

Katy Mandurino

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