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Veneto Banca, passo indietro del cda. A settembre il rinnovo targato Atlante

Il 16 settembre i soci di Veneto Banca decideranno sull’azione di responsabilità contro la vecchia amministrazione targata Consoli e Trinca. Ma in assemblea si eleggerà anche il nuovo cda della banca, visto che quello presieduto da Stefano Ambrosini ha optato per le dimissioni: la decisione è stata presa ieri all’unanimità (fatto non scontato) e praticamente spiana la strada al pieno controllo della banca da parte del nuovo azionista di maggioranza, il fondo Atlante, che domani entrerà formalmente nel capitale del gruppo.
«Abbiamo voluto giocare d’anticipo», spiega a Il Sole 24 Ore Ambrosini. Che visto l’esito dell’aumento, andato pressoché deserto, e la scelta di una forte discontinuità attuata in Popolare Vicenza sempre da parte di Atlante, ha suggerito al board di definire subito la road map che porterà al rinnovo della governance: «Mi sembra un atto di correttezza dovuto, oltre che conforme a prassi: Atlante non mi ha ancora contattato in alcun modo, tuttavia mi sembra fisiologico un ricambio, proprio a partire dal presidente, che già a Vicenza è stato pressoché integrale».
Formalmente, le dimissioni arriveranno nell’imminenza dell’assemblea, ma ieri tutto il cda si è dichiarato pronto a fare il passo indietro. Compresa l’anima più vicina ai soci locali, che di fatto avevano consentito il “ribaltone” nell’assemblea del 5 maggio scorso ma che poi non hanno partecipato all’aumento da un miliardo che si è chiuso la settimana scorsa. Di qui, appunto, l’inevitabile decisione di lasciar spazio al nuovo azionista: sempre ieri il board avrebbe riorganizzato le deleghe in consiglio, concentrando tutte quelle operative nel dg Cristiano Carrus. E proprio Carrus probabilmente sarà l’unico destinato a rimanere in banca: è l’uomo di contatto con la Bce, che già alla Popolare di Vicenza ha espressamente richiesto ad Atlante la conferma di Francesco Iorio nel ruolo di ceo.
L’assemblea, si diceva, dovrebbe tenersi il 16 settembre a Volpago del Montello. La scelta di concentrare in un solo appuntamento le due incombenze che spettano ai soci è stata dettata da motivi di costi (per ogni assemblea la banca spende mediamente un milione e mezzo) e di necessità: inizialmente si era optato per il mese di luglio, ma i consulenti legali che affiancano la banca sull’azione di responsabilità, lo studio guidato da Umberto Tombari, hanno chiesto ancora qualche settimana per acquisire tutti gli elementi utili a mettere i soci nella condizione di prendere posizione su un tema che, a fine marzo, aveva visto i soci della Popolare vicentina bocciare l’azione contro Zonin, Sorato e gli altri amministratori passati.
Considerati i canonici 25 giorni di anticipo per la presentazione delle liste, il fondo Atlante dovrà alzare il velo sul nuovo consiglio entro il 22 agosto. Di qui a metà settembre la banca si limiterà all’ordinaria amministrazione, e, qualora si ponesse, «qualunque decisione importante sarà concordata con il nuovo socio», assicura Ambrosini, che insieme al cda lascerà Montebelluna dopo soli cinque mesi per tornare ai suoi incarichi professionali: «Il futuro è complicatissimo, non solo per Veneto Banca. Veneto Banca avrà bisogno più che mai di un presidente a tempo pieno, io ho fatto quanto dovevo e potevo in una fase consapevolmente interinale». Tra i dossier che finiranno sulla scrivania del suo successore è probabile che ci arriverà anche quello più scottante e complesso, cioè il progetto di integrazione con Popolare di Vicenza.

Marco Ferrando

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