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Veneto Banca. Oggi la prova del prezzo

Il consiglio di amministrazione di Veneto Banca si riunirà oggi per esaminare le evidenze conclusive della fase di pre-marketing e determinare i valori, minimo e massimo, della forchetta di prezzo a cui le nuove azioni della banca di Montebelluna saranno offerte in occasione dell’imminente aumento di capitale da un miliardo di euro. C’è molta attesa, soprattutto dopo che l’ Ansa , venerdì scorso, ha anticipato un prezzo minimo di 10 centesimi ad azione – uguale a quello di Vicenza – e dopo che sono emersi i legami tra il vicepresidente Giovanni Schiavon con la vecchia gestione della banca targata Vincenzo Consoli. La riunione odierna del cda è dunque un momento cruciale nel futuro prossimo dell’istituto di credito, che ambisce a vedersi quotato in Borsa e ha già convocato la prossima assemblea dei soci per il 15 luglio. In quella occasione si dovrebbe anche decidere dell’azione di responsabilità verso i vecchi amministratori.

Ricorsi

Sembra di tornare indietro di un mese, quando l’altra ex cooperativa bancaria del Nordest, la Popolare di Vicenza, percorse il medesimo sentiero andandosi a schiantare contro il rifiuto netto del mercato ad avventurarsi in un investimento dai confini poco chiari, di modestissime prospettive, senza la necessaria chiarezza. L’operazione di collocamento della Popolare di Vicenza è stata un flop gigantesco, che ha minato la residua credibilità della banca, ponendo in discussione il management , il piano industriale e gettando un’ombra anche su Unicredit, che ad ottobre si era fatto carico di garantire l’operazione di aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro. È indubbio che per una serie di condizioni sovrapponibili – medesimo territorio e stessa storia sociale; un ingombrante passato con rilievi penali e un lascito di perdite miliardarie e di depauperamento patrimoniale; la quasi contemporaneità temporale – esista il rischio che un «effetto alone» si diffonda dalla Vicenza a Veneto Banca.

Differenze

Eppure, nonostante i recenti rovesci, non mancano le differenze, che sono a tratti profonde e sulle quali Veneto Banca in queste settimane ha fatto leva per arrivare all’appuntamento odierno con un esito meno imbarazzante di quello che fu per la Vicenza. Le differenze sono dunque sotto la lente.

Anzitutto, in Veneto Banca c’è dal 5 maggio scorso un consiglio di amministrazione che nella persona del presidente Stefano Ambrosini e di alcuni altri consiglieri rappresenta una frattura netta con il passato. Ma al contempo non mancano elementi di continuità e qualche sbavatura c’è stata. Oltre a Schiavon si è discussa la figura di Cristiano Carrus, l’ex amministratore delegato, candidato il 5 maggio con la lista sconfitta, a cui Ambrosini ha offerto da subito la poltrona di direttore generale e su cui la Bce è dovuta intervenire per chiarire a tutti che era proprio Carrus l’unico elemento imprescindibile, l’uomo a cui le autorità di vigilanza hanno consegnato le chiavi del cosiddetto «Progetto Serenissima» che dovrebbe portare Veneto Banca in Borsa.

Poi, a differenziare da Vicenza, c’è la costituzione di un vero consorzio di garanzia dell’aumento di capitale. Banca Imi del gruppo Intesa Sanpaolo si è mossa con determinazione. Il presidente di Intesa, Gian Maria Gros Pietro, solo la scorsa settimana si è detto convinto che «ci siano le condizioni perché l’aumento di capitale di Veneto Banca vada in porto auspicabilmente con la forza del mercato». A soffiare sul fuoco dell’entusiasmo è anche l’associazione dei soci. Gli azionisti hanno avuto un ruolo importante nel recente ribaltone assembleare. Partendo da un 12 per cento di capitale controllato ante aumento, dovranno oggi mettere mano al portafoglio e trovare per lo meno 120 milioni di euro. Bruno Zago, oggi presidente dell’associazione dei soci, dichiara che «secondo alcuni calcoli, dovremmo addirittura superare l’ostacolo del 25 per cento, arrivando a garantire almeno il 30 per cento dell’aumento». Sarebbe un risultato eccezionale che da solo garantirebbe lo sbarco in Borsa, visto che il flottante minimo collocabile è proprio pari al 25 per cento. Resta da colmare il possibile gap tra l’enunciazione e l’azione in occasione dell’aumento che dovrebbe tenersi dal 6 al 20 giugno con quotazione il 28.

Confronti

Alla Vicenza i soci risposero prenotando azioni per un massimo di 50 milioni di euro, riusciranno a Montebelluna a raccogliere 5-6 volte tanto? La porta è aperta. Ma al momento pare inevitabile la presenza nel post aumento del fondo consortile di salvataggio, sebbene la dimensione dell’intervento sarà la misura del successo dell’operazione. Oggi si inizierà a sapere. È chiaro, ai disincantati, che Veneto Banca oggi vale un miliardo, ovvero l’importo stesso dell’aumento di capitale. Il resto non conta. Conterà solo sapere chi sottoscriverà questo miliardo e l’appuntamento di oggi, con la fissazione del range di valore delle nuove azioni, sarà il primo passo verso la soluzione dei molti dubbi che ancora oscurano Veneto Banca. A patto che si recidano i fili con il passato.

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