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Veneto Banca, oggi il piano e a dicembre la Spa

Oggi il nuovo piano industriale, nelle prossime settimane la convocazione dell’assemblea per la trasformazione in Spa, che a questo punto potrebbe tenersi a dicembre, probabilmente sabato 5.
Nonostante un confronto non dei più facili con la Vigilanza, a Montebelluna provano a tenere il passo in vista delle tante prove che ancora attendono la banca popolare. La prima, si diceva, è il nuovo piano industriale targato Cristiano Carrus, entrato un anno fa da vice direttore generale e poi promosso a dg in estate, all’uscita di Vincenzo Consoli: oltre a svelare i progetti del manager ex Banco Popolare, il documento strategico che oggi approda sul tavolo del board accompagnerà la banca nel suo sbarco in Borsa e servirà a convincere soci vecchi e nuovi a sottoscrivere l’aumento fino a un miliardo di euro atteso subito dopo la quotazione. Compiti non facili, visto che appena un anno fa i soci hanno immesso nelle casse della popolare 490 milioni, per azioni che allora valevano 39,5 euro, oggi sono state tagliate a 30,5 euro e un’ulteriore rasoiata arriverà senz’altro con l’Ipo, considerati i multipli decisamente sopra la media di settore; dalla sua, Carrus ha la garanzia prestata da Banca Imi sull’intero aumento di capitale.
Nessuna anticipazione, per ora, sul piano: è probabile, tuttavia, che le nuove linee viaggino in coerenza con la recente riorganizzazione del management, che ha visto la creazione, a riporto del vicedirettore generale vicario Michele Barbisan, della divisione Mercato Italia, affidata a Enrico Doni, e la divisione Banche estere e succursale di Bucarest, guidata da Paolo Mariani, attuale responsabile della divisione Mercato Private.
Dopo il piano, l’attenzione si concentrerà sulla trasformazione in Spa, con l’assemblea che – come detto – dovrebbe tenersi in dicembre, facendo di Veneto Banca la seconda grande popolare a diventare società per azioni. Fatto questo, in teoria si dovrebbe aprire la fase più impegnativa (con la Borsa e l’aumento di capitale), tuttavia a Montebelluna si sta cercando di evitarla grazie all’integrazione con un ’altra banca. Lo ha confermato, nei fatti, il presidente Francesco Favotto, che nei giorni scorsi ha fatto il punto della situazione in una lettera inviata ai soci: se fino a qualche mese fa le strade possibili erano quattro (stand alone, nozze con una quotata o una non quotata, ingresso di partner finanziari), ora rimarrebbero praticabili soltanto le prime due. Segno che, evidentemente, le nozze con Popolare di Vicenza sono definitivamente tramontate, mentre non si è ancora persa la speranza di convincere il Banco Popolare a creare un maxi polo del Nord-Est.

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