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Veneto Banca, la vigilanza suggerisce la via delle nozze

Più che un ordine, è un suggerimento. Per lo meno così lo riporta Veneto Banca nel quarto supplemento al prospetto di base depositato in Consob il 30 dicembre scorso e pubblicato sul proprio sito Internet: nella relazione ispettiva lasciata a Montebelluna nel novembre scorso, la Banca d’Italia – si legge nel documento redatto dal gruppo – «ha inoltre chiesto al cda (di Veneto Banca, ndr) di valutare l’ipotesi di integrazione con altri istituti di credito». In pratica, la Vigilanza – che ha chiesto una manovra di rafforzamento patrimoniale che consenta di portare oltre l’8% il Common Equity tier 1 (che al 30 settembre era al 6,92%) – avrebbe anche proposto la via del riassetto, e in particolare quella delle nozze con un’altra banca.
Manovre in vista? Niente, almeno per ora. Da fonti vicine al gruppo si apprende infatti che, come peraltro emerge dal documento pubblicato sul sito, proprio in questi giorni il board guidato dal presidente Flavio Trinca sarebbe al lavoro per rispondere alla Vigilanza, proseguendo così la discussione avviata dal cda il 17 dicembre scorso: la banca intende infatti se non smentire almeno ridimensionare le osservazioni mosse dalla Vigilanza, e in questo modo – cadendo di fatto le premesse – respingere al mittente la proposta della fusione.
Come dichiarato già nelle settimane scorse, l’ad Vincenzo Consoli è convinto che per risolvere i problemi del gruppo, e in particolare per tornare al di sopra della fatidica soglia dell’8% di Cet1, siano più che sufficienti le contromisure cui si sta mettendo mano, vale a dire la conversione del prestito obbligazionario da 350 milioni emesso nel febbraio scorso (che dovrebbe portare in dote 135 punti base) e la cessione dell’intero 71,38% posseduto in Banca Intermobiliare (per cui si è affidato un incarico a Rothschild); con le due operazioni l’istituto punta a raggiungere il 9,5% di Cet1 entro il 30 giugno prossimo, ed «eventuali ulteriori misure» saranno valutate in un secondo tempo.
Dunque l’ipotesi per le nozze, al momento, non sembra allo studio. Anche se a diversi banchieri d’affari (e non solo) sono tornate alla mente le parole, pronunciate appena pochi mesi fa dal governatore del Veneto, Luca Zaia, che tornava ad auspicare un matrimonio con la Popolare di Vicenza. Un’ipotesi di vecchia data di cui si è parlato anche durante l’ultima conferenza stampa tenuta dal vertice di Veneto Banca a dicembre, quando Consoli ha liquidato l’ipotesi con una battuta. Invece chi per la prima sembra apparentemente più possibilista è il numero uno della Popolare vicentina, Gianni Zonin: «Entrambe siamo popolari e non quotate, e questo favorirebbe l’operazione – ha dichiarato il 28 dicembre a Il Sole 24 Ore –. Il problema è che siamo presenti negli stessi territori».

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