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Veneto banca e quei fidi in cambio di azioni

Quel prestito ha fatto un lunghissimo viaggio. Da Montebelluna, piena Marca trevigiana fino al cuore profondo della Sicilia. Destinazione Enna Energia, una piccola srl con 2,8 milioni di euro di attivo, 125mila euro di capitale netto e 2 milioni di debito. È il valore del prestito concesso da una sola banca, la Veneto Banca di Montebelluna come ha scoperto Il Sole 24Ore. Nulla di strano, se non la massiccia esposizione che vale il 70% dell’intero bilancio del 2013 ultimo anno disponibile della piccola srl. La stranezza è che quel credito non arriva da solo, ma accompagnato, o meglio legato a filo doppio con l’acquisto da parte della società sicula di azioni della stessa Veneto Banca per un valore di 301 mila euro. Nel bilancio di Enna Energia l’acquisto contemporaneo di azioni a fronte del prestito viene definito «un atto ritenzione e compensazione». Nei confronti di Veneto banca evidentemente. Compensazione di cosa? Del rischio di credito?
Forse. Ma quel rischio è già coperto da pegno a favore dell’istituto sulle stesse azioni di Enna Energia. La garanzia c’è già, perché far acquistare titoli della banca? Azioni a fronte di mutui e prestiti. Qui la correlazione è scritta nero su bianco. Evidente. E quello scambio tra fidi e titoli della banca è il cuore dell’inchiesta della Procura di Roma sulla banca trevigiana. E che dire di Giuseppe Samorì? Nel bilancio 2012 della sua Modena Capitale ecco comparire un prestito a medio termine con Veneto banca per 23,4 milioni. Con quei soldi Modena Capitale compra azioni Mediobanca senza prevedere reintegri di garanzie in caso di andamento avverso dei mercati. Scarsa cautela. Sarà un caso ma Modena Capitale a fronte di quel credito da 23,4 milioni proveniente da Montebelluna, ricambia il favore dato che sempre nel 2012 ci sono a bilancio azioni di Veneto Banca per 9,17 milioni di euro, più di un terzo del controvalore del credito concesso. Uno scambio? Ti dò fidi, linee di credito e tu compri le mie azioni. Le testimonianze raccolte dal Sole 24 Ore sono numerose e sarà l’inchiesta romana a fare luce. Un bel modo per fare un doppio affare. Concedo mutui e prestiti, ma nel contempo vendendo azioni , incasso e innalzo il mio patrimonio. Più prestiti, più capitale alla banca . Che le azioni di Veneto banca fossero fortemente “spinte” tra la clientela lo documenta una delle prime ispezioni Consob che finì per sanzionare a inizio 2013 con 495mila euro (sanzioni poi ridotta dalla Corte d’Appello di Venezia) l’intero Cda per «condotte irregolari relative alla valutazione di adeguatezza delle operazioni disposte dalla clientela su azioni e obbligazioni emesse dalla Banca». In sintesi per Consob si vendevano titoli e bond della banca anche a clienti con profilo di rischio non idoneo all’investimento. La Consob è in questi giorni di nuovo negli uffici di Veneto Banca per appurare se quelle prassi sono ancora in vigore. Si vedrà. Sta di fatto che la storia delle azioni Veneto banca fino a ieri è un susseguirsi ininterrotto di crescita, indipendentemente dalla crisi del sistema bancario. Un’anomalia. Tanto per dare un’idea del sovrapprezzo fatto pagare ai loro soci-clienti, l’ultimo aumento di capitale dell’estate del 2014 è stato fatto a 36 euro per azione, quando il valore patrimoniale per azione, come documenta Consob, era di solo 29 euro. Un buon 24% di ipervalutazione. Chi ha comprato ha pagato più del dovuto e la banca ha risparmiato. E sì che le avvertenze erano esplicite: Consob nel prospetto ricorda che «potrebbero sorgere sia difficoltà di vendita che di poter ottenere in caso di vendita un valore uguale all’investimento». Un monito inascoltato. Da tempo vendere le azioni Veneto Banca è quasi impossibile. Non sono quotate e la banca non ha alcun interesse a ricomprare azioni sopravvalutate con ogni probabilità. Tra il valore del patrimonio netto attuale di 3,3 miliardi per Veneto Banca e la capitalizzazione a 39,5 euro per azione che dice che Veneto vale 4,4 miliardi balla oltre 1 miliardo di plusvalore apparente diffuso tra gli oltre 80 mila soci. Ma è tutto teorico, dato che se non si vende a 39,5 euro quel guadagno è solo sulla carta .Tutto virtuale. E soprattutto qualsiasi analista direbbe che una banca che chiude da tre anni in perdita non può valere il 30% in più del suo capitale. Finchè Veneto Banca starà da sola quell’ iper-valore autoassegnato può reggere. Ma se dovesse fondersi o quotarsi i nodi delle perdite per i soci verrebbero tutti al pettine. In un colpo solo.

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