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Veneto Banca chiude l’aumento e rende più forte il suo patrimonio

L’aumento di capitale da 490 milioni di Veneto Banca si è chiuso in modo «nettamente positivo». A comunicarlo ieri in una nota è stato lo stesso istituto di Montebelluna, per voce del suo direttore generale Vincenzo Consoli. La banca ha confermato infatti che l’offerta in opzione agli azionisti e agli obbligazionisti delle nuove azioni (circa 14 milioni) avviata un mese fa si è conclusa come da programma, «testimoniando la forza della nostra rete commerciale». Insomma, nessuna proroga (l’istituto aveva la facoltà di prolungare il periodo di offerta di 60 giorni) e anche questo sarebbe stato interpretato, dentro all’istituto, come un segnale del buon esito dell’operazione. Lo stesso presidente di Veneto Banca, Francesco Favotto, nelle scorse settimane aveva dichiarato che il processo stava andando «molto bene».
Ora, per conoscere nel dettaglio i risultati definitivi, occorrerà attendere al massimo cinque giorni lavorativi, come da prospetto. Secondo fonti vicine alla banca, l’aumento sarebbe stato collocato presso il retail «in larga parte». La quota di inoptato – che avrebbe visto il supporto di alcuni soci forti della banca, vista l’assenza di un consorzio di garanzia – si aggirerebbe attorno al 10 per cento circa.
Consoli ha sottolineato che la banca sta «attendendo il compimento degli ultimi passaggi tecnici per avere il dettaglio puntuale dell’operazione» ma «possiamo fin d’ora dirci più che soddisfatti, non solo per la forte partecipazione della compagine sociale» ma perché «in tutti i territori nei quali operiamo moltissimi nuovi soci hanno aderito all’offerta».
All’orizzonte si stanno profilando intanto gli esami della Bce. Considerati l’aumento da 490 milioni e la conversione del prestito obbligazionario da 350 milioni – concluso nelle scorse settimane – l’istituto veneto porterebbe il Cet 1 ratio oltre il 10%. Un livello superiore all’8% richiesto dalla Bce ma che dovrà sopportare le verifiche qualitative degli asset da parte degli ispettori europei. «Dopo la conversione del prestito obbligazionario convertibile, l’aumento di capitale rappresenta un ulteriore step del piano di rafforzamento patrimoniale iniziato a novembre del 2013» ha sottolineato il presidente Francesco Favotto. «Ancora una volta i soci ci hanno dato fiducia – ha aggiunto il presidente – dimostrando di voler sottoscrivere con la banca un patto di medio periodo, essenziale perché l’istituto affronti con l’adeguata forza e tranquillità il passaggio verso la vigilanza unica europea».

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