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Veneto Banca cambia rotta, la presidenza ad Ambrosini

«C’è molto lavoro da fare. Ora è urgente costruire un percorso che rassicuri i mercati». Le prime parole del neopresidente di Veneto Banca, l’avvocato Stefano Ambrosini, sono rivolte all’operatività. La sua nomina, deliberata ieri durante un’infuocata e lunghissima assemblea dei soci chiamati al PalaExpoVenice di Marghera ad approvare il bilancio 2015 e contestualmente, come da statuto, a eleggere un nuovo consiglio di amministrazione che traghetti l’istituto attraverso le già decise tappe dell’aumento di capitale da un miliardo e dello sbarco in Borsa, ha un significato ben più articolato rispetto all’apparenza. Significa rottura totale con il passato e con i nomi che in qualche modo possono essere riconducibili al vecchio management e significa vittoria dei soci, che da quasi due anni cercano rivendicazioni di fronte al dissesto finanziario che in un solo anno ha fatto cadere il valore delle loro azioni da 36 a 7,3 euro.
La Lista Soci ha vinto con il 57,901% dei votanti (erano presenti circa 3mila persone, pari a circa 7mila legittimati a votare), contro il 37,68% della Lista 1, proposta dagli ormai ex presidente Pierluigi Bolla e ex ad Cristiano Carrus.
Entrano nel nuovo Cda (a 14 membri), assieme ad Ambrosini, l’ex consigliere economico di Palazzo Chigi Carlotta De Franceschi (probabile vice presidente), Matteo Cavalcante (presidente dell’associazione Per Veneto Banca), Giovanni Schiavon (presidente dell’associazione Azionisti Veneto Banca), l’avvocato padovano Roberto Nevoni, Dino Crivellari, Maria Cristina Bertellini, Laura Dalla Vecchia, Aldo Locatelli, Debora Cremasco, Fabio Bassan e Michele Padovani. «Sull’aumento di capitale sono fiducioso – ha continuato il neopresidente -, c’è interesse e attenzione da parte del mercato. Ma è sbrigativo asserire che del fondo Atlante non ci sia alcun bisogno: è sciocco rinunciare ad aprire un paracadute quando lo si ha a disposizione nell’aereo». Ambrosini dice ciò che da tempo gli azionisti si vogliono sentir dire: «La ricerca di un partner è indispensabile per Veneto Banca, credo che più nessuno ipotizzi lo stand alone, non ci sono più i numeri». E sull’azione di responsabilità (tanto agognata dai soci ma di fatto non all’ordine del giorno nemmeno nell’assise di ieri): «Chi sbaglia paga, senza se e senza ma. Ma ritengo siano necessari un altro mese, o mese e mezzo, non certo un anno, per avere tutti gli elementi e fare una valutazione compiuta e accurata», ha detto Ambrosini, che in passato ha curato l’azione di responsabilità (vincendola) relativa ad Alitalia.
La spa di Montebelluna, dunque, volta pagina, con un nuovo Cda riunitosi in seduta d’insediamento già ieri sera, Cda che con molta probabilità confermerà Cristiano Carrus (entrato nel board assieme a Bolla in qualità di soci di minoranza) nel ruolo di direttore generale, con gli stessi poteri che oggi sono appannaggio dell’amministratore delegato. Il gesto accontenta la Bce, che nella lettera di qualche settimana fa aveva auspicato un rinnovo dei vertici di Veneto Banca mantenendo però le cariche operative, per garantire continuità nel risanamento dei conti. Anche se, sul fronte dei conti, Veneto Banca resta “sorvegliata speciale”. Il 2015 si è chiuso con un rosso di 882 milioni di euro, crediti deteriorati per 7,6 miliardi, 1,6 miliardi di sofferenze nette; un Cet 1 ratio al 7,23% e un total capital ratio al 9,06%. E i numeri del primo trimestre non vanno affatto meglio, come lo stesso Carrus non ha mancato di sottolineare durante tutta la sua esposizione. «Andiamo in Borsa perché siamo gravemente malati, cerchiamo il sostegno del mercato».
Il bilancio è stato approvato con il voto favorevole del 78,35% del capitale presente in assemblea.
Nessuna fase di tranquillità, quindi, per i soci di Veneto Banca, che in mattinata sono stati informati anche sulle due lettere giunte da Consob: la prima, tre giorni fa, annuncia l’avvio di un procedimento sanzionatorio nei confronti della banca: le indagini coprono il periodo 2013-2015 e riguardano indistintamente tutti i soggetti in carica fino al 2014-15 fino alla cooptazione dell’ottobre del 2015. «Vengono individuate particolari e accentrate responsabilità da parte del dottor Consoli e del condirettore generale Fagiani», ha spiegato Carrus. La seconda, una mail certificata arrivata ieri mattina, ha come oggetto la convocazione obbligatoria del Cda: Consob ordina al Cda di riunirsi entro una settimana per trattare temi relativi a chi avrà diritto o a chi potrà accedere all’operazione di aumento di capitale, in pratica chiede di affrontare alcuni punti relativi al rapporto con la clientela viste le gravi irregolarità emerse durante le precedenti ispezioni. É lo stesso schema usato con la Popolare di Vicenza.
«Serve trasparenza», ha detto Stefano Ambrosini durante l’assemblea di ieri, ed ora è il momento per metterla in atto.

Katy Mandurino

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