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Veneto Banca azzera i soci e chiama Atlante in soccorso

Forchetta di prezzo dell’aumento fissata fra 0,1-0,5 euro
Le azioni di Veneto Banca partono da un valore minimo di dieci centesimi e si fermano ad un valore massimo di 50 centesimi di euro. «L’offerta di azioni – recita la nota dell’istituto di Montebelluna -, che mantiene i presupposti di un’operazione di mercato, prevede anzitutto un’offerta in opzione agli attuali azionisti, che vanno informati con serietà e trasparenza circa l’effettivo valore del titolo e il collocamento presso investitori istituzionali italiani ed esteri per la parte inoptata». L’offerta in opzione e il collegato collocamento istituzionale prenderanno inizio l’8 giugno e si concludano entro la fine del mese.
L’ufficializzazione della forchetta del prezzo è arrivata ieri, in serata, dopo una seduta di Borsa che ha risentito pesantemente dell’effetto provocato dalla vicenda che coinvolge la banca trevigiana: l’indice di Milano è stato il peggiore d’Europa e, con l’aumento di capitale dell’istituto a forte rischio, sono crollati i titoli dei bancari, con il Banco Popolare, prossima banca a raccogliere risorse sul mercato, che ha chiuso a -7,3%; Bper a -5,1% e Ubi a -3,3%, entrambe banche nei giorni scorsi indicate come possibili soccorritrici dell’istituto veneto; Bpm ha ceduto il 5,47%, Unicredit il 4% e Mediobanca il 3.
Il mercato è convinto che, così come per la Popolare di Vicenza, anche nel caso di Veneto Banca si vada verso un largo intervento del fondo Atlante e non si riesca a collocare in Borsa i titoli. «Mi sembra che la fiducia che Atlante non servisse si posasse su aspettative che non si stanno verificando», ha detto ieri il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro. Il ruolo preponderante che Atlante si prepara ad avere è confermato dalla firma dell’accordo di sub-underwriting (cioè di garanzia) con Banca Imi, in virtù del quale il fondo gestito da Quaestio si farà carico dell’eventuale parte non sottoscritta dell’aumento di capitale da 1 miliardo. Inoltre, Atlante condiziona la sua partecipazione in Veneto Banca almeno al 50,1% del capitale.
Resta, invece, nebuloso il ruolo che potrebbe avere nella partita Bper. Ieri, il presidente della popolare dell’Emilia Romagna Alessandro Vandelli è tornato a smentire l’eventualità che l’istituto modenese intervenga sull’Ipo di Veneto Banca: «Non abbiamo un dossier aperto», ha ribadito, non escludendo però di avere dossier sul tavolo. E, continuando a mostrare interesse per il mercato bancario veneto, ha aggiunto: «Siamo attenti all’evoluzione della situazione». Bper, insomma, potrebbe intervenire dopo la fase dell’offerta ai soci, acquisendo una quota dell’inoptato.
L’intervento preponderante di Atlante resta, in ogni caso, l’epilogo più probabile. E non è detto che sia il peggiore, se è vero che si tratta di un intervento di sistema – non scontato – che risana la banca e la mette in sicurezza. Così come è da considerare positivamente il fatto che, a differenza di ciò che è capitato con la Popolare di Vicenza, il consorzio di garanzia guidato da Banca Imi non si sia sfilato, ma anzi sia rimasto a fianco della banca.
Dalle parti di Treviso si continua a pensare che sia possibile che i soci storici mettano assieme quel 25% di aumento necessario per costituire il flottante da quotare in Borsa. Più verosimile è pensare che si raggiunga il 10-15%, quota già importante, la quale, unita ad un eventuale intervento di Mediobanca – che potrebbe fungere da argine all’espansione di Atlante -, permetterebbe a Veneto Banca di sbarcare sul listino. Borsa o non Borsa, una quota detenuta dagli azionisti di minoranza farebbe comunque bene alla banca, affiancherebbe un parter solido, quale Atlante, e impedirebbe le speculazioni, che invece potrebbero essere dirompenti in caso di quotazione debole.
Ma sul territorio, colpito dalla seconda debacle finanziaria dopo quella della Popolare di Vicenza, il clima resta incerto e alle tensioni tra gli azionisti si è aggiunto ieri lo screzio ai vertici della banca: «Livello reputazionale, fiducia, raccolta e liquidità sono in continua discesa e l’ambiente è pesante da tagliare con il coltello», ha detto chiaramente il vice presidente dell’ex popolare, Giovanni Schiavon, già presidente della associazione Azionisti di Veneto Banca, fautrice, tra le altre, del ribaltone che ha portato alle dimissioni del cda guidato da Pierluigi Bolla. «Nel cda di lunedì – continua Schiavon – abbiamo avuto dagli advisor la chiara indicazione su come sia percepita questa banca nel mercato». Questo, ha evidenziato tuttavia Schiavon, non significa «che non ci siano ancora margini per raccogliere fra i grandi soci il 25% del capitale necessario alla quotazione, però la strada è in salita». Ha ribattuto, infastidito, il presidente Stefano Ambrosini: «Il collega in consiglio di amministrazione parla a titolo personale, quando in realtà sarebbe assai opportuno non parlare affatto, specie in un momento così delicato». Ma dietro al bisticcio c’è di più, ci sono notizie di stampa pubblicate nei giorni scorsi secondo le quali Schiavon, in anni recenti, sarebbe stato il destinatario di costosi “omaggi” da parte dei precedenti vertici di Veneto Banca, in particolare dall’ex ad Vincenzo Consoli, notizie in seguito alle quali Schiavon ha parlato di «attività di dossieraggio attuata nei suoi confronti, indegna di un paese civile». Dopo questa vicenda il vice presidente ha anche annunciato che probabilmente non rimarrà ancora a lungo nel Cda.

Katy Mandurino

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