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Veneto Banca, aumento fino a un miliardo di euro

Veneto Banca vara un maxi-aumento di capitale per riportare il patrimonio al di sopra dei livelli di guardia. Arriverà fino a un miliardo di euro la ricapitalizzazione messa in cantiere dalla banca veneta guidata dal nuovo dg Cristiano Carrus. L’operazione – superiore alle stime che finora si erano attestate tra 500 e 800 milioni – è stata approvata ieri dal Cda presieduto da Francesco Favotto e sarà realizzata entro la prima parte del prossimo anno. L’aumento segue a ruota quello di Pop.Vicenza, che a fine agosto ha approvato una ripatrimonializzazione da 1,5 miliardi.

 La ricapitalizzazione è assistita da un accordo di pre-garanzia con Banca Imi, che assicura la sottoscrizione dell’eventuale inoptato. Un segno di fiducia nei confronti della banca di investimento, guidata dall’a.d. e d.g. Mauro Micillo, che da global coordinator e bookrunner (oltre che sponsor della quotazione) si è impegnata a promuovere un consorzio di garanzia allargato in prossimità dell’offerta pubblica. Ma l’accordo di pre-garanzia firmato con l’investment bank rappresenta soprattutto una rete di protezione importante visto il clima di tensione che si respira tra i piccoli soci veneti, già provati dall’aumento di capitale del 2014, quando furono raccolti 490 milioni freschi. I piccoli soci fanno già i conti con un taglio del valore dell’azione avvenuto ad aprile, quando il prezzo fu decurtato del 22,8% a 30,5 euro rispetto ai precedenti 39,5 euro. E le prospettive sono per un ulteriore allineamento ai prezzi di mercato.

All’orizzonte, del resto, c’è lo sbarco in Borsa. La road map tracciata dal Cda in questo senso è chiara: l’aumento sarà realizzato nel primo semestre del prossimo anno, comunque dopo l’Ipo sul listino, che è fissata tra la fine di quest’anno e la prima parte del 2016. Prima di allora, presumibilmente entro novembre, dovrebbe invece tenersi l’assemblea straordinaria che decreterà la trasformazione della banca in Spa, come richiesto del decreto Renzi-Padoan, che impone alle principali 10 banche popolari di abbandonare il voto capitario.
La banca ribadisce, come indicato in un comunicato diffuso ieri sera, «l’intenzione di procedere a una possibile integrazione con altro istituto bancario». Ma in linea con il pressing della Bce – con cui il management veneto ha avuto un incontro nei giorni scorsi proprio per condividere il capital plan -, la prima preoccupazione è quella di riportare i ratio patrimoniali in equilibrio: il Cet 1 ratio dell’istituto al 30 giugno risultava pari all’8,1% contro un target minimo pari al 10%. L’aumento da 1 miliardo – superiore alle previsioni, come detto – nelle intenzioni del management dovrebbe servire a creare un buffer di sicurezza rispetto ai nuovi target patrimoniali post-Srep, il processo di revisione prudenziale condotto dalla stessa Bce sulle principali 123 banche europee, di cui 13 italiane. I risultati preliminari saranno comunicati a Montebelluna nelle prossime settimane. Ma è realistico che in maniera «prospettica», come indicato ieri in un comunicato, la banca si sia portata avanti. A livello informale, la banca veneta risulta – assieme a PopVi, Carige ed Mps – tra le quattro banche italiane classificate nella classe di rischio 4 (elevato).
Con l’aumento Veneto Banca intende peraltro anche colmare quel gap di capitale aggravato nei mesi scorsi dalla perdita semestrale di 213 milioni di euro. Un rosso che è frutto della pulizia contabile voluta dal dg Cristiano Carrus dopo l’uscita dell’ex numero uno della banca, Vincenzo Consoli, e che ha portato a mega accantonamenti su crediti.

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