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Veneto Banca, altro rinvio per la cessione di Bim

Varato l’aumento di capitale da 499,1 milioni di euro, effettuato nei tempi previsti (il collocamento si concluderà il 28 luglio), su Veneto Banca continua a incombere la risoluzione dell’affaire Bim, ovvero la vendita della quota di partecipazione in Banca Intermobiliare. Una cessione che sembrava dovesse concludersi in tempi rapidi, ma che, invece, non è stata portata all’ordine del giorno nemmeno al cda di ieri, che si è limitato ad analizzare una serie di punti tecnici all’interno della riorganizzazione complessiva della banca. Sulla cessione di Bim il consiglio prosegue l’analisi delle proposte pervenute, fanno sapere dal quartier generale della popolare, ma ad oggi l’unica ipotesi di acquisizione è quella riconducibile all’offerta vincolante da parte della cordata guidata da Pietro d’Aguì con il gruppo finanziario francese Oddo & Cie.
La vendita di Bim è una delle tre direttrici indicate dal piano di rafforzamento necessaria per migliorare i requisiti patrimoniali, oltre alla conversione del prestito obbligazionario convertibile e all’aumento di capitale. Nel corso dei primi mesi del 2014 si è registrato un miglioramento del Common equity tier 1 riconducibile all’apprezzamento dei Titoli di Stato in portafoglio e alla conseguente riduzione delle riserve negative sui Titoli, nonché alla dismissione di alcune partecipazioni inferiori al 10% in banche o società finanziarie. Questi eventi hanno comportato un beneficio patrimoniale complessivo di circa 100 milioni di euro, corrispondente a un incremento dello 0,4% di Cet 1 rispetto al dato del primo gennaio. Considerando l’integrale conversione del prestito obbligazionario convertibile, il coefficiente del Gruppo si attesta all’8,2%, rispettando quindi i requisiti minimi prescritti, e salirebbe al 10,2% con l’integrale sottoscrizione dell’aumento di capitale.
La dismissione della partecipazione in Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestione rappresenterebbe un ulteriore beneficio. Bisogna, dunque, fare in fretta, anche perché entro ottobre si concluderanno gli esami europei. «Non è possibile escludere – si legge nel documento di registrazione pubblicato per l’aumento di capitale – che, a causa del mancato realizzarsi delle azioni previste dal piano di rafforzamento patrimoniale ovvero anche a causa di fattori esogeni, straordinari e al di fuori del controllo della banca nonché eventualmente su indicazione delle Autorità di Vigilanza, non si raggiunga un adeguato livello di adeguatezza patrimoniale e pertanto l’istituto potrebbe in futuro avere l’esigenza di ricorrere ad ulteriori interventi di rafforzamento patrimoniale ai fini del raggiungimento degli standard di adeguatezza fissati dalla normativa» (leggi aggregazioni?).
Lo scorso 29 aprile la Bce aveva comunicato che le carenze patrimoniali emerse nell’esame della qualità degli attivi e nello scenario di base della prova di stress dovranno essere coperte tramite strumenti di capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1) mentre carenze patrimoniali rilevate nello scenario avverso possono essere riassorbite con altri mezzi, ma il ricorso a strumenti di capitale convertibili è soggetto a limitazioni al fine di promuovere l’uso di strumenti con coefficienti di attivazione più elevati. La stessa Bce ha evidenziato che le carenze patrimoniali messe in luce nell’esame della qualità degli attivi o nello scenario di base della prova di stress dovrebbero essere appianate entro sei mesi, mentre quelle individuate nello scenario avverso entro nove mesi. Finora, però, la Bce non ha prescritto alla Banca alcuna azione, anche in via preliminare, in merito ad eventuali interventi di patrimonializzazione.
Intanto, la popolare trevigiana ha proceduto alla fusione per incorporazione in Veneto Banca di Banca Italo Romena, uno degli istituti della holding, che pertanto non si trova più soggetta all’organo di vigilanza rumeno. «Un’ulteriore passo verso la semplificazione del gruppo – ha spiegato il presidente Francesco Favotto –, diretta ad ottenere una struttura più snella e agile, con il conseguente recupero di efficienza e contenimento dei costi».

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