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Venete, obiettivo 700 mln

Il Tesoro ipotizza di chiudere la liquidazione di Bpvi e Veneto banca con un margine positivo di 700 milioni di euro, con recuperi fra crediti deteriorati e partecipazioni per 11,6 miliardi, a fronte di impegni per 10,9 mld: è quanto emerge dalla relazione tecnica al decreto legge. Ed è stimato in 9,6 miliardi di euro il valore dei crediti deteriorati di cui lo Stato beneficerebbe nel tempo dalla cessione degli Npl attraverso la Sga (Società per la gestione di attività) del Tesoro, senza «la necessità di cederli in tempi brevi sul mercato e a prezzi penalizzanti».

Intanto Bruxelles ha reso noto che il piano di liquidazione delle banche venete non viola le regole europee.

Come ha spiegato la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, tali regole, messe a punto dopo la crisi degli anni scorsi, permettono di trovare soluzioni diverse a seconda dei casi. La decisione della Commissione Ue ha suscitato polemiche sull’applicazione delle norme relative al bail-in. Nel caso degli istituti veneti è stata decisa «una liquidazione: le banche spariranno e saranno integrate in un’altra. Non è una questione di applicare o no le regole», ha osservato Vestager. «Certamente le applichiamo, e prevedono un margine di responsabilità per le decisioni nazionali. La storia dei diversi sistemi bancari europei mostra differenze che si sono costruite nei secoli. In seguito alla crisi peggiore della storia europea moderna, negli ultimi anni i legislatori e i regolatori hanno messo a punto regole complesse e differenziate per garantire la stabilità e un sistema bancario che serva davvero al resto dell’economia».

Sul fronte dell’integrazione con Intesa Sanpaolo, dopo l’incontro di lunedì con i dirigenti delle strutture territoriali e i sindaci di Vicenza e Montebelluna, ora la banca acquirente sta preparando l’incontro con i sindacati. Oggi a Milano è prevista una prima riunione. Uno dei temi riguarda la divisione private banking e i percorsi di sviluppo professionale. Non è un mistero, infatti, che Intesa Sanpaolo guardi al Veneto come un terreno fertile per spingere i servizi a più alto valore aggiunto. La rete veneta, da questo punto di vista, sembra particolarmente strategica. Le filiali sarebbero utili per fare cross-selling di prodotti.

Infine l’ex a.d. di Veneto banca, Vincenzo Consoli, e altre dieci persone, tra cui l’ex presidente Flavio Trinca, rischiano il processo per le presunte irregolarità nella gestione dell’istituto di credito tra il 2012 e il 2014. I pm hanno chiesto il loro rinvio a giudizio per ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. Secondo quanto accertato dai magistrati romani, negli anni passati alla Banca d’Italia e alla Consob venne data una falsa rappresentazione sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria.

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