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Venete, niente liquidazione

Per il governo la strada maestra che deve portare al salvataggio della Popolare di Vicenza e di Veneto banca passa dall’accordo con Bruxelles sull’aumento precauzionale: lo hanno precisato fonti di palazzo Chigi in merito a indiscrezioni di stampa secondo cui vi sarebbe anche un piano C, una terza via, per impedire il bail-in attraverso la liquidazione ordinata.

L’ipotesi si riferisce agli articoli 65-67 di una comunicazione bancaria della Commissione Ue del 2003. Secondo alcune fonti, tuttavia, questa comunicazione è stata superata dalla successiva entrata in vigore della direttiva Brrd sulla risoluzione delle crisi. Ipotesi alternative alla ricapitalizzazione precauzionale con il benestare europeo, seppure non definitivamente escluse, non sono al momento allo studio da parte del Tesoro. L’obiettivo è quello di evitare il bail-in.

Il ministero dell’economia è in costante contatto con Bruxelles per arrivare a un accordo che consenta la ricapitalizzazione precauzionale delle banche venete, riducendo al minimo l’intervento dei privati. Gli effetti del fallimento dei due istituti, come ha ricordato l’a.d. Fabrizio Viola, «non sarebbero molto inferiori a quelli generati dal default della Grecia». Anche il sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta ha affermato che il doppio default determinerebbe «una crisi sistemica che non è solo di quel territorio».

Per evitare il bail-in e non procedere all’aumento precauzionale senza il via libera Ue, si continua a lavorare cercando di far entrare in partita il braccio volontario del Fondo interbancario dei depositi e Atlante. E questo nonostante che, a più riprese, gli azionisti di quest’ultimo si siano categoricamente espressi contro un nuovo intervento. I rapporti fra il management delle due banche e il fondo guidato da Alessandro Penati sono ai minimi storici dopo il no piccato espresso alla richiesta di un’ulteriore ricapitalizzazione.

Per martedì 13 giugno è in calendario un cda della popolare vicentina con un ordine del giorno nutrito. I più ottimisti sperano di poter aggiungere un altro punto, analizzando in quella sede l’uscita dallo stallo delle trattative con i regolatori.

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