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Venete, le authority si difendono

Il controllo di Bankitalia e Consob su Popolare di Vicenza e Veneto banca è stato intenso e corretto. Le due autorità sono state ingannate dagli ex vertici degli istituti, che hanno ripetutamente commesso gravi illeciti per nascondere le difficoltà. Ma è stato proprio il lavoro dei due organismi a rendere possibile l’emersione delle criticità, che sono state immediatamente comunicate all’autorità giudiziaria. È il quadro emerso al termine di una lunga giornata di lavoro della commissione d’inchiesta sulle banche.

Il primo a essere ascoltato è stato il capo della vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo. La sua audizione è stata lunghissima, quasi sei ore durante le quali, a più riprese, ha respinto ogni accusa sull’operato di Palazzo Koch. «Gli amministratori hanno ripetutamente occultato importanti informazioni alla Vigilanza, di cui hanno deliberatamente disatteso le richieste», ha spiegato Barbagallo. «Ciononostante, e malgrado l’indisponibilità di poteri investigativi commisurati alla gravità dei comportamenti, è stata la Vigilanza della Banca d’Italia ad avere rilevato le criticità che connotavano le due banche. La Banca d’Italia ha segnalato tempestivamente le irregolarità riscontrate all’autorità giudiziaria, con la quale l’interlocuzione è stata continua e aperta, al pari della collaborazione con la Consob». Sulle presunte richieste di Bankitalia a Bpvi, «non è vero che noi abbiamo chiesto di acquisire Veneto banca», ha osservato il numero uno della Vigilanza.

La palla è quindi passata al direttore generale della Consob, Angelo Apponi, per il quale «è emerso un ecosistema collusivo volto a occultare, in maniera sistematica e fraudolenta, informazioni al mercato e alle stesse autorità di vigilanza: l’attività di vigilanza della Consob ha fatto emergere i gravi illeciti posti in essere dagli esponenti aziendali delle due banche venete». Il d.g. ha aggiunto che, «in relazione alla disciplina sul bail in, l’obiettivo di evitare la risoluzione dovuta al mancato rispetto dei requisiti patrimoniali può aver aumentano la spinta a ritardare l’emersione di uno stato di difficoltà economico-finanziaria e a guadagnare tempo: ciò anche a rischio di violare le norme del Tuf (Testo unico sulla finanza, ndr)».

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