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Venete in crisi, la versione di Bankitalia

Ecco la ricostruzione della Banca d’Italia su come si è arrivati alla liquidazione di Popolare Vicenza e Veneto Banca, le cui attività in bonis verranno rilevate da Intesa Sanpaolo.

Perchè la liquidazione

La crisi delle due banche venete è stata generata dalla grave recessione che ha colpito il Paese, ma anche da comportamenti scorretti degli amministratori e dei dirigenti.

In particolare, le due banche, secondo quanto emerso in ispezioni di Bankitalia (nel 2013 per Vb) e di Bankitalia-Bce (a inizio 2015 per Bpv), hanno attuato il meccanismo delle «azioni finanziate»: non hanno dedotto dal patrimonio di vigilanza il capitale raccolto a fronte di finanziamenti erogati ai sottoscrittori delle azioni. La necessaria deduzione patrimoniale ha innescato una crisi reputazionale e di fiducia, accentuata anche dall’impossibilità per i soci di recuperare l’investimento nelle azioni delle banche, entrambe non quotate.

Il 10 febbraio Bpv e Vb hanno presentato un piano quinquennale (progetto Tiepolo) basato sulla fusione tra i due intermediari. Il piano ipotizzava un fabbisogno patrimoniale di 4,7 miliardi, che però non è stato possibile raccogliere sul mercato. Così il 17 marzo le due banche hanno chiesto la ricapitalizzazione precauzionale al ministero dell’Economia. Dopo mesi di confronto tra le banche, il Mef, la Banca d’Italia, la Bce e la Commissione Ue, quest’ultima ha ritenuto che non sussistessero le condizioni per autorizzare la ricapitalizzazione precauzionale. Il 25 giugno le due banche sono state poste in liquidazione.

Il ruolo di Atlante

Dopo l’insuccesso delle operazioni di raccolta di capitale, il Fondo Atlante ha rilevato le due banche sottoscrivendo aumenti di capitale per complessivi 2,5 miliardi, cui si sono aggiunti ulteriori versamenti per 938 milioni a fine 2016. L’intervento del fondo ha evitato una liquidazione «atomistica» che avrebbe comportato costi elevati.

Come si è arrivati all’offerta di Isp

L’abbandono della ricapitalizzazione precauzionale è stato determinato dalle valutazioni delle autorità europee sui piani delle banche e sulle perdite «probabili nel futuro prossimo»: la nuova normativa sulla gestione delle crisi ne impone la copertura con capitali privati. In assenza di questi ultimi e con il passaggio a uno schema diverso (quello della liquidazione) è stata avviata una data room che ha portato alle offerte vincolanti di Unicredit e di Intesa, che alla fine ha rilevato una serie di attività e passività a determinate condizioni. Alla Sga, già bad bank del Banco di Napoli, sono finiti i crediti deteriorati.

Cosa succede ad azionisti, obbligazionisti e depositanti

Obbligazionisti ordinari e depositanti delle due banche sono stati trasferiti a Intesa Sanpaolo. Invece, per effetto delle regole Ue sugli aiuti di Stato, le azioni e le obbligazioni subordinate sono rimaste nella liquidazione: con ogni probabilità non ci saranno risorse sufficienti per soddisfare queste due categorie.

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