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Venete, 100 mln da Intesa

Intesa Sanpaolo ha deciso di stanziare un plafond di 100 milioni di euro a favore dei clienti azionisti delle ex banche venete finite in liquidazione coatta amministrativa, le cui attività in bonis sono passate sotto il controllo della Ca’ de Sass: lo ha annunciato l’a.d. Carlo Messina. La misura prevede erogazioni in più tranche nell’arco di cinque anni, ed è destinata ai clienti con un reddito annuo lordo non superiore a 30 mila euro e con un patrimonio mobiliare massimo di 15 mila euro, senza comprendere l’investimento in azioni delle ex banche venete. Ogni anno l’erogazione è subordinata al mantenimento di una relazione di clientela con il gruppo. Un elemento preferenziale sarà costituito da gravi situazioni personali di difficoltà.

Messina ha definito questa misura decisiva per sostenere le famiglie in difficoltà, aggiungendo che si tratta anche di un modo per lavorare sull’identità della banca: «Non guardiamo solo al valore di borsa, questa è una partita che si gioca anche in termini di recupero della fiducia. Da quando Intesa Sanpaolo ha assunto il controllo delle ex banche venete, i clienti hanno cominciato a vedere una prospettiva per i loro risparmi. La raccolta ora è quindi tornata positiva e, fatto importante, sta crescendo il risparmio gestito, che è un termometro naturale in grado di misurare il ritorno della fiducia dei clienti».

Nella partita della messa in sicurezza di Bpvi e Veneto banca, ha sottolineato l’a.d. di Intesa, «è stato fatto un gioco di squadra tra governo, sistema bancario e istituzioni come Banca d’Italia». E non poteva essere altrimenti, perché l’impatto di un fallimento degli istituti avrebbe avuto conseguenze notevoli a livello nazionale in termini di pil e occupazione. L’intervento ha permesso di proteggere 50 miliardi di euro di risparmi, di tutelare oltre 2 milioni di clienti, di cui 200 mila imprese, e il lavoro di circa 10 mila persone.

Quanto alle richieste degli imprenditori, Messina ha assicurato che Intesa Sanpaolo non eliminerà dogmaticamente i doppi fidi: laddove ci siano prospettive di redditività, è giusto che «una banca faccia la banca».

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