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Vendite sui titoli di Stato, spread a 175

I rendimenti dei titoli decennali italiani balzano al 2,24% – Wall Street ai nuovi massimi, Europa debole
La rotazione dei portafogli continua. Gli investitori vendono titoli obbligazionari e comprano azioni (ieri l’indice S&P 500 di Wall Street ha aggiornato il record a 2.299 punti).
Le vendite sui bond globali marciano su due livelli. Il primo (che riguarda i movimenti sui titoli di Stato Usa e a ruota sul Bund tedesco) è influenzato dalla spinta rialzista che arriva da aspettative di crescente inflazione sia negli Usa che nell’Eurozona con possibili nuovi interventi restrittivi delle banche centrali. In particolare negli Usa dove il rendimento del titolo a 2 anni ha quasi raggiunto il massimo relativo di 10 giorni fa e le scommesse sui tassi danno ora il 75% di probabilità (circa) per un rialzo a giugno.
Il secondo livello (che riguarda in questa fase più l’Italia e in parte anche la Grecia) somma anche una dose di turbolenze politiche. Il timore di elezioni anticipate a giugno ha innescato vendite ben più ampie della media ieri sui titoli sovrani italiani. Il rendimento del BTp decennale è balzato di 13 punti base in una sola seduta (dal 2,11% al 2,24%) tornando sui livelli dello scorso novembre. Considerato che invece i rendimenti dei Bonos e dei Bund sono saliti decisamente meno (per effetto di vendite più contenute) e cioè di “appena” due punti base, lo spread (differenziale) tra Italia e Germania si è impennato a 175 punti (con punte a 180 nel corso della giornata). Lo spread tra Italia e Spagna è balzato a 67 punti. Un mondo profondamente diverso rispetto allo scorso marzo quando erano i titoli spagnoli a essere considerati più rischiosi dagli investitori (come testimonia il rendimento dei Bonos allora più alto di 26 punti base rispetto ai BTp). Ciò vuol dire che in 10 mesi Roma ha “perso” 93 punti base nei confronti di Madrid. Un differenziale tecnicamente esagerato se lo si analizza nella pura logica del rating. Due (Moody’s e Fitch) delle tre agenzie più importanti nel settore attribuiscono ai due Paesi lo stesso livello di solvibilità (rispettivamente “Baa2” e “BBB+”). Solo S&Poor’s considera l’Italia più rischiosa con un giudizio (“BBB-) di due notch peggiore rispetto a quello attribuito alla Spagna (“BBB+”).
In realtà, il motivo per cui l’Italia si sta allontanando dalla Spagna nella “classifica dello spread” – nonostante il filtro del quantitative easing che legittima la Bce ad acquistare più titoli italiani che spagnoli dato che la partecipazione dell’Italia al capitale sociale della Bce (17,5%) è superiore rispetto a quella spagnola (12,6%) – è prettamente legato al rischio di instabilità politica. Prima le dimissioni di Matteo Renzi (apprezzato dagli investitori) dopo il flop al referendum del 4 dicembre, e adesso le voci su possibili lezioni anticipate a giugno stanno alimentando un po’ di volatilità sul debito italiano. Sul quale incombe anche il possibile aumento del costo reale rispetto agli altri Paesi dato che in Italia l’inflazione vola decisamente più bassa (a dicembre su base annua si è attestata allo 0,5% contro l’1,6% della Spagna, senza dimenticare che il 2016 si è chiuso per l’Italia con una deflazione dello 0,1%, come non accadeva dal 1959). Le tensioni politiche hanno pesato ieri anche su Piazza Affari, con il Ftse Mib che ha ceduto lo 0,76%, che pesa se rapportato al +0,25% dello Stoxx 600 Europe).
Sul mercato primario ieri il Tesoro ha collocato in asta BTp a 15 anni indicizzati all’inflazione dell’Eurozona (tasso 1,22%) e CTz (tasso -0,071%) a 24 mesi per un importo complessivo di 3,48 miliardi di euro.
Le incertezze politiche non riguardano solo l’Italia ma rischiano di estendersi alla Grecia. Il rendimento del decennale è tornato a puntare la soglia del 7% dopo che ieri sono rispuntate tensioni tra governo e creditori internazionali. Il ministro delle finanze della Germania, Volwgang Schäuble ha minacciato di congelare i prestiti se a breve non verrà completato il piano di riforme concordato con l’ex Troika. Il tedesco ha ricordato che il tempo sta per scadere.

Vito Lops

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